Il Gatto Domitillo

12 Giugno 2009 by Ray

Il felino fetente riprodotto qui sotto è un raro esemplare di Gatto Domitillo.

Gatto Domitillo

Il Gatto Domitillo vive preferibilmente nel cortile degli istituti religiosi e nei sottoscala dei palazzi della Pubblica Amministrazione. Non sta mai fermo (ragione per cui la foto è fuori fuoco, non certo perché il fotografo è incapace), familiarizza soltanto con quadri e dirigenti, si nutre alla mensa come ogni buon impiegato, ha diritto a 35 giorni di ferie più la malattia e l’indennità di penuria murina. Un’eventuale introduzione di tornelli e controllo degli accessi gli fa un baffo (letteralmente) perché ci passa sotto, con aria vagamente sprezzante.

Non contradditelo altrimenti entra in sciopero.

Abbiate pietà

12 Giugno 2009 by Ray

euro4

Quando solide ragioni vincono una discussione

6 Maggio 2009 by Ray

L’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi è alle prese con un compito difficile, che mette a dura prova il suo PhD. Deve scrivere un’analisi dettagliata di Ipotalamo, il nuovo neural component ideato da lui stesso e che, integrato nei prodotti aziendali, li porterà al successo sul mercato mondiale del software. La prima versione del documento di analisi è stata respinta dal Direttore R&D con il nuovo record mondiale di commenti e revisioni: circa 287 per cm2. D’altra parte, era composta di 3 pagine: un’intestazione, con il suo bel titolo e l’autore bene in evidenza (a lungo Goffredo ha soppesato l’opportunità di inserire la sua foto, come suggerito ad esempio da un importante seminario a cui ha partecipato di recente, Become a Self-Marketing Guru: Put Your Face on It); una accurata descrizione dei magnifici vantaggi assicurati dall’integrazione; un elenco delle possibili evoluzioni del componente nel medio e lungo periodo.

Da giorni pensa e ripensa, lambicca e valuta, fissando lo schermo bianco del laptop.

Analisi dell’integrazione con pianificazione delle attività. Come se fosse facile. A quale scopo, poi…

Decide di giocare una carta (quasi) infallibile: la cooperazione interna e l’organizzazione a matrice. Si alza, va dal Direttore R&D.

Carissimo, volevo farti una proposta.

Sentiamo.

Come sai, non sono qui da molto e, se c’è una cosa di cui ho bisogno, è imparare da chi ne sa molto più di me. La tua esperienza e le tue competenze sono fondamentali e rappresentano, per me, un vero e proprio faro nella notte. Ecco, volevo proporti di scrivere insieme il documento di analisi. In questo modo io potrò imparare ed eviteremo un lungo avanti e indietro di revisioni e correzioni.

Non ce n’è bisogno.

No ?

Sei perfettamente in grado di scrivere quell’analisi, non ho dubbi.

Ah…beh, sì. Grazie.

Entra il Presidente.

Allora ? Ipotalamo ? Finito ? Pronto al rilascio ?

Stavamo appunto discutendo dell’analisi.

Analisi ? Quale analisi ? Perdiamo tempo con le analisi ? Il codice ci vuole, il codice !

Esce.

E per magia, dopo le nuvole, torna il sole e la vita risplende. L’Ing. De Vincenzi-Misirizzi si volta e sorride, sereno.

Dicevamo ?

Chi sa fa, chi non sa insegna

30 Aprile 2009 by Ray

L’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi, Direttore delle Tecnologie Avanzate e Innovazione, si versa un’altra tazza di tè mentre conversa amabilmente con il Direttore R&D nella cucina aziendale, dove ogni giorno si pranza tutti insieme in un simpatico quarto d’ora conviviale.  L’Ing. Goffredo ecc. ecc. è appena rientrato dal corso ICT Strategic Proactivity: Shaping the Future.

“Perché l’innovativo paradigma della programmazione ad oggetti permette metriche basate non più su quante linee di codice scrivi, bensì su quanto poche ne scrivi !” dice l’Ing. De Vincenzi-Misirizzi, professionale come sempre. Il Direttore R&D lo ascolta stralunato. Dopo  una tesi di laurea e un dottorato di ricerca, dopo avere praticato la programmazione a oggetti per vent’anni, dopo avere progettato e coordinato tre software venduti in tutto il mondo, c’è qualcuno di fronte a lui che vuole insegnargli i concetti base. E’ indeciso tra prenderlo a pedate e ridergli in faccia, ma gli hanno insegnato che umiliare un collega non sta bene, quindi propenderebbe per le pedate, anche se ha le scarpe strette e i piedi gli fanno male.

“Perché tu ben conosci l’innovazione visionaria del software as a service” dice l’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi, con il tono di chi pensa il contrario. “L’innovazione visionaria non è altro che…”

Il Presidente, appena arrivato, passa per il corridoio. L’Ing. De Vincenzi-Misirizzi lo vede con la coda dell’occhio e con un balzo fulmineo è al suo fianco.

“Filippo ! Filippo carissimo, se hai un minuto vorrei parlarti di quella faccenda…”

Il manager del centro

24 Aprile 2009 by Ray

Buongiorno, sono un manager del centro. Come ? Quale centro ? Ma il centro di Milano, no ? Il centro motore della coscienza ecologica del Paese. Avrete certamente letto, sui più prestigiosi quotidiani, dei pubblici elogi alla nostra categoria da parte dell’Ill. Ecc. Dott. Ing. Cav. Assessore, perché siamo i maggiori utilizzatori delle mitiche biciclette del Comune. Noi, i manager del centro. Ed è vero, sapete ? Dite la verità: avete mai visto un netturbino di Niguarda o un pensionato del Corvetto girare con le biciclette del Comune ? Un no-global ? Una badante ? Una commessa del supermercato ? No ? Perché non sono manager del centro.

In sella al mio status-symbol scorrazzo libero e felice per le vie del centro, tra casa e ufficio, tra una riunione strategica e un market planning, tra un executive meeting e un work in progress, tra un panino al bar e un aperitivo glamour. Perché sono un manager del centro. Anima verde del sistema-paese. E’ vero, spesso viaggio anche sui marciapiedi arrotando le vecchine. Ehi, rilassatevi, gente, che male c’è ? Ricordatevi che io giro in bicicletta e non inquino, mica come quelli in macchina.

Mia moglie, a proposito, guida un 4×4-8000-V12-cerchi-in-lega-anti-intrusion-system. “Perché” mi ha detto “per la sicurezza dei tuoi figli non devi badare a spese!“. Lì per lì sono rimasto un po’ interdetto, cioè, in fondo sono anche suoi i figli, no ? Poi ho capito che ha ragione, che è giusto soddisfare le sue istanze paritarie di donna indipendente.

Perché io ho una grande sensibilità sociale e diciamo la verità: con una coscienza ecologica si nasce o non si nasce e io, modestamente, lo nacqui.

Priorità

15 Aprile 2009 by Ray

*** Menedolgo Cremaschini incontra Bubbona Prinetti, star del cinema, per Cavalli e Segugi.

M. “Ciao !

B. “Ciao !

M. “Sei affascinante, con quel vestito.

B. “Che gentile, grazie.

M. “A proposito, ho un messaggio di Puppy.

B. “L’hai sentito ?

M. “Sì, vorrebbe sapere se stasera puoi passare a prenderla a casa.

B. “Mmm…sì, credo di sì. Allora viene anche lei ?

M. “A quanto pare si è decisa.

B. “No, perché quando me l’ha detto Frank non volevo credergli.

M. “Ma figurati, pensa che-

Lettore “Scusate, quando avete finito di parlare dei cazzi vostri vorremmo leggerci l’intervista. Se non vi spiace, eh ?

M. “Che barba, non si può nemmeno salutare una vecchia amica ? Siamo coetanei, lo sa ?

L. “E chi se ne importa, le faccia qualche domanda seria, pungente, piuttosto. Insomma faccia il suo lavoro.

M. “Eh, domande serie, che esagerazione. Come se fosse facile. Allora, cara, perdona questi…questi ignoranti di ut- ehm, lettori che ci interrompono invece di ringraziarci. E magari non sanno neanche l’inglese. Di che vuoi parlarmi ?

B. “Mah, non so. Che dici ?

M. “Mah. Ha rinfrescato, negli ultimi giorni, non trovi ?

B. “Già, pensa che avevo già fatto il cambio degli armadi…

M. “Trovato ! Come ho fatto a non pensarci prima…parliamo del tuo comunicato di ieri, quello sulle scelte forti di una donna indipendente e al passo coi tempi.

B. “Sono felice che tu l’abbia notato, ti dimostri un vero uomo. Beh, guarda, è stata una considerazione nata spontaneamente, così, senza forzature. In fondo la casa l’abbiamo ristrutturata, il parquet in acero veneziano è venuto perfetto, dopo così tanti problemi con l’impresa. La casa al mare è pronta, i cavalli sono a posto. La nostra cagnolina Mimì è finalmente guarita, il film l’ho finito. La settimana scorsa a colazione ho guardato il mio compagno, gli ho detto sai che c’è ?

M. “Che ?

B. “E’ ora di un figlio !

Capsons’ Story

5 Aprile 2009 by Ray

*** Massimo Paletta-Secchiellini ha seguito per Scienza ? Sì, grazie una lezione del luminare internazionale dell’elettrotecnica, John Capsons.

Oggi…cioè…per piacere ! Sostanzialmente…PER PIACERE ! Oggi, dicevo, vale la spesa di fare mente locale e fare un minimo di considerazioni sul nostro problema. Supponete di poter ipotizzare che io sia in grado di riuscire a fare sostanzialmente qualcosa tipo…il quale tiene il paio della corrente. Sostanzialmente vale la pena avere un minimo di logica in queste cose qua, dunque è giocoforza, per riuscire a capire come questo genere di cose avviene, cercare sostanzialmente la soluzione.

Vediamo un attimo di formalizzare il problema: l’altro giorno abbiamo visto un materiale magnetico in cui c’era l’aria, con ventilazione forzata per mezzo di vento; ora, se io sostanzialmente mi diverto a prendere in considerazione la cosa, andiamo a occhieggiare il circuito.

Come vedete, ho indicato con i e i1 le correnti i e i1, e mi darete atto che qui non ci piove. Sostanzialmente, seguendo questa logica, per risolvere questo problema vediamo di partire dalla soluzione: i conti, se non altro, saranno così. B e R se ne vanno fuori dai piedi, H è un termine ridondante e io ottengo sostanzialmente e-1, che poi è il classico 1/e. Quello che avevamo valutato a naso tiene il paio del valore che c’è là per aria.

Facciamo allora una considerazione di tipo interessante: questa è una delle logiche che ci fa capire sostanzialmente che adesso vale la spesa di fare un minimo di considerazioni su ciò che succederebbe in realtà. E’ chiara l’idea ? Se ci fate un attimo di mente locale, questo riesce a mettere in luce come in realtà sono in grado di riuscire a fare, se sono in una condizione in cui io accetto che ciò sia logico, sulla falsariga di quello che è fermo e vero.

Ora, noi ci possiamo trovare di fronte al fatto che noi possiamo volere dimensionare, allora vado a vedere un po’ più di fino e quello che vengo a trovare è che il termine aumenta della corrente che viene attraversata dalla linea. Si nota sostanzialmente che questa sezione sostanzialmente contempla la maggior parte del flusso: il numero di spire gioca a nostro favore e questo implica di conseguenza che ne viene fuori che la resistenzina è ridondante. E questa è una logica molto importante, infatti antecedentemente, rifacendo i passaggi obbligati, facciamo questo passaggio mentale: abbiamo messo il naso dentro il materiale.

Ora, quello che posso dire qui – faccio un discorso al limite – è che è necessario che uno sappia anche un minimo di intuizione ed eviti questa maniera peregrina di dire le cose. Dunque cerchiamo di tirare fuori le cose dal cappello, facendo qualche esempio per gradi. Sostanzialmente facendo lo stesso tipo di operazioni, due segnali a frequenza diversa sono separabili soltanto se sono a diversa frequenza. Questo ha un’importanza incredibile, ed è una delle logiche che ci fanno capire le formule che io ho bisogno. Se questo finisse per misurare la tensione, non starebbe in piedi la logica e non si vede ragione del perché.

Cerchiamo di seguire una logica intuitiva: per gli isolanti troviamo una cosa che potrebbe essere una cosa del genere: V1/V2 lo pongo uguale a t ed ecco che il rapporto tra V1 e V2 è uguale a t. E’ chiara l’idea ? Fateci un attimo mente locale. Si vede a naso che una genesi proviene da questo. Un modo per paccare la scrittura è considerare V1 una grandezza affetta da segno. Con questo caso, nella fattispecie, posso – se volete – fare questo tipo di considerazione: voi non potete fare funzionare un piccolo elettrodomestico per più di dieci secondi. A occhio e croce, sostanzialmente dobbiamo essere in grado di poter riuscire a fare un minimo di disquisizione. E allora di conseguenza quello che ne viene fuori è che il flusso non fa nient’altro che…cioè, non si vede perché non debba essere così ed è saggio aggiungere un particolare: questa scrittura qui la potete scrivere secondo la nota logica, ricordando sempre che corretto è un termine sbagliato.

Il…ecco, ne parliamo la prossima volta.

Lo scrittore con gli stivali

19 Marzo 2009 by Ray

*Perseveranza Tritacazzi incontra Murialdo Eufrate, vincitore del Premio Befana 2009, per “Donna dall’A alla Z”.

D. Partiamo dal suo libro, La donna automatica e altri racconti e altri racconti. Come mai questo svarione nel titolo ?

R. Non è uno svarione.

D. Ma sì, è ovvio.

R. No. E’ una raccolta di racconti. Il primo si intitola, effettivamente, La donna automatica e altri racconti, ma si tratta di un solo racconto. Il libro ne contiene molti altri, quindi al mio editor è venuta l’idea del gioco di parole: e altri racconti e altri racconti, che è anche una specie di presa in giro di tutti questi libri con “e altro” nel titolo, questa mancanza di fantasia-

D. Davvero ?

R. Sì.

D. Sarà.

R. ?

D. Lei vede la donna come una macchina ? Automatica ?

R. No, decisamente no. D’altronde basta leggere il racconto per cap-

D. Come rapporta tale visione con il movimento di liberazione femminile ?

R. Ho il massimo rispetto per il mov-

D. Mi piacciono i suoi stivali, sa ?. Metropolitani e al tempo stesso sdrammatizzanti. Che ne dice dei miei ? Un saldo im-per-di-bi-le!

R. Ma che c’entr-

D. In un’altra intervista ha affermato che la protagonista del libro è ispirata a una donna che l’ha fatta molto soffrire. E’ vero ?

R. Beh, in un certo senso sì. La storia è andata così: due anni fa-

D. Suvvia, che l’ha detto soltanto per farsi la giornalista…

R. ?

D. Ma sì, l’Isabella Sbomballati, come se non la conoscessimo. Un uomo fa la faccina triste e lei bum ! Non vede l’ora di consolarlo.

R. Eh ?

D. Com’è andata ?

R. Che cosa ?

D. Sei stato all’altezza, cowboy ?

R. Ma di che cosa stiamo parlando !?

D. Oh, un gentleman ! Merce rara…Insomma, mi vuole parlare del suo libro o no ?

R. Ma !?

D. Siamo qui da due ore e lei pensa soltanto a guardarmi nella scollatura.

R. Chi mi ha mandato questa pazza scatenata ?

D. Dove va ?

R. L’intervista è finita. Non parlo con le squinternate.

Esce.

D. Classica paura della donna con le palle. Ne parlerò alla prossima riunione di redazione, magari ci faccio un pezzo. La Direttrice sarà entusiasta !

Outsourcing mon amour

21 Febbraio 2009 by Ray

L’Ing. Goffredo eccetera eccetera ha costruito una brillante carriera nell’IT. Notato dal Presidente, che ha la rara capacità di distinguere  i fuoriclasse, entra in Azienda e in brevissimo tempo assume la Direzione delle Tecnologie Avanzate e Innovazione.

Viene inoltre messo a capo di una Commissione di saggi che ha il compito di spiegare ai soci che accidenti significa.

Costantemente informato sull’evoluzione del mercato IT, ha capito da tempo che l’innovazione tecnologica può essere sintetizzata in due semplici parole d’ordine: outsourcing e Pakistan. Gran parte del suo tempo, pertanto, è dedicato a individuare giovani e dinamiche aziende asiatiche che soddisfino i severissimi criteri di qualità da lui formalizzati.

(A suo agio con le tecnologie avanzate, le contatta in phone conference via VOIP)

Ing.: “Hallo ?”

<Azienda imprecisata nei sobborghi di Hyderabad>: “Hallo ?

Ing.: “Yes, hallo ?

<scambio di Hallo della durata di circa 5 minuti, causa linea VOIP disturbata>

Ing.: “This is Engineer Goffredo De Vincenzi-Misiriz- what ? Yes, of course. I am going to spell it for you. G-o-f-f-r-e-d-o-this is the name, D-e-V-i-n-c-e-n-z-i two words, yes, hallo ?, yes, a space between the first ‘e’ and the ‘V’, yes, OK, then M-i-s-i-r-i-z- what ? What part have you lost ? OK, I start again. G-o-f-f-r-e-d-o…

<seguono 7 tentativivi di spelling, per un totale di 17 minuti e 45 secondi, nuovo record europeo>

Ing.: “OK. you can call me Geoffrey. Are you expert in Java projects ?

Az. : “Yes sir, of course. We very expert.

Ing.: “But really really expert in difficult projects ?

Az.: “Yes sir, very very expert. Lots of difficult projects. The hardest projects.

Ing.: “Very well, thank you very much !

Az.: “You are welcome, sir.

E’ fatta !” annuncia l’Ing. Goffredo eccetera eccetera entrando come un fulmine nell’ufficio del Presidente.

Abbiamo l’esclusiva.

1 Febbraio 2009 by Ray

L’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi partecipa sempre molto volentieri alle cene aziendali, grazie alle quali si rinsaldano i legami di gruppo e si consolida il proprio network.

Purché non si faccia troppo tardi.

Alla cena per il compleanno del Presidente, per esempio, è seduto di fianco al festeggiato e lo intrattiene con simpaticissimi aneddoti di quando studiava a Oxford per l’Erasmus. L’assistente alla Direzione, Tamara Tuberoni, lo guarda con grande stima.

“E dica, Ingegnere, lei beve vino ?” gli chiede, notando il suo bicchiere ancora vuoto. Lui è assorto alla ricerca di una nuova, stupefacente storia da raccontare e non si accorge della domanda. Tasta freneticamente tutte le tasche della giacca, poi dei pantaloni. Estrae il blackberry e lo osserva perplesso, come se avesse ricevuto un messaggio in cirillico.

“Ingegnere…?” insiste la prode Tuberoni.

“…?”

“Lei non beve vino ?”

“Sì, certamente, ma soltanto di grandi cantine.”