31 gennaio 2012

Sobrietà

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggero

30 maggio 2011

Sull’autobus.

Passeggero, urla al cellulare: “Allora intesi, ci vediamo al bar all’angolo con via Noè. Sì, sì, un aperitivo poi andiamo a festeggiare la grande vittoria. Sì, ciao ccciaocciaoccciaocciao.” Chiude.

Venditore: “Noë.

P.: si volta, sorpreso e un po’ infastidito. “Come scusi ?

V.: “Noë.

P.: “Come sarebbe a dire, no eh ?

V.: “Si dice Noë, con l’accento sulla o. Inventore della stenografia in italiano. Noè è quello dell’arca.

P.: “Appunto, Noè.

V.: “Ma quale Noè, non ci sono vie intitolate a personaggi biblici a Milano. Ha mai sentito piazza Adamo e Eva, corso Matusalemme, via Mosè…?

P.: “Come no! Via Mosè Bianchi, giù verso la Fiera !

V.: “Mosè Bianchi ?

P.: “Quello delle tavole !

V.: “E secondo lei di cognome faceva Bianchi !?

P.: “E come doveva fare, Esposito ? Mi faccia il piacere !

Litigano.

Programmare pallido e assorto

28 febbraio 2011

L’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi è felice. Comodamente assiso sulla sua poltrona modello presidential, le lunghe gambe accavallate, le mani incrociate dietro la nuca, contempla un punto indefinito del tempo e dello spazio, il cielo piovoso, la città bagnata e frenetica. Ripensa ai gloriosi giorni di Oxford, alla sua Musa, Wanda bella mutanda, con il suo sconto speciale per i dottorandi. Sulla scrivania, i suoi tre PC lavorano senza sosta, proiettati oltre i confini della computer science del terzo millennio. Il Presidente misura lentamente il corridoio a passi leggeri, per non disturbarlo,un fremito d’orgoglio per avere assicurato all’Azienda un geniale pezzo da novanta. Getta poi un’occhiata ai derelitti degli altri uffici e se ne va scuotendo il capo, mentre l’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi prosegue nel suo pensare, pensare, pensare.

Frittura di scampi stasera ? O magari sauté di vongole ?

9 febbraio 2011

…altrimenti è meglio staccare la spina.

La precisione delle lavanderie milanesi

31 ottobre 2010

Con le titolari di lavanderia a Milano non c’è dialogo: il loro professional jargon è ignoto ai comuni e sprovveduti clienti, e non mancano di farlo notare.

Prologo

Cliente con grande sporta di indumenti. Piove. Non sa come chiudere l’ombrello mentre tiene la sporta con l’altra mano. Appoggia la sporta per terra in equilibrio precario. Chiude l’ombrello e cerca dove depositarlo. Non c’è portaombrelli. La sporta si è naturalmente rovesciata spargendo il contenuto sull’ingresso e la segatura. Ributta gli indumenti e la segatura alla rinfusa nella sporta e la passa nella stessa mano dell’ombrello che può così liberamente sgocciolare all’interno. Spinge la porta della lavanderia, che però è chiusa, occorre suonare, perché con-tutte-queste-rapine-sapesse-signora-mia. Attende cinque minuti. Suona di nuovo. Aprono. Inciampa nello zerbino. Arriva al banco.

Scena.

Cliente: “Allora, abbiamo una giacca e un pantalone…

Titolare: “…un completo.

C.: “…due golf…

T.: “…due maglie.

C.: “...un giubbotto…

T.: “…un giubbino.

C.: “…un impermeabile…

T.: “…un soprabito.

C.: “…un paltò…

T.: “…un paletò.

C.: (quasi in lacrime) “…cinque cravatte!

T.: “…cinque cravatte.

C.: <sospiro>

Epilogo

T.: “Fanno 320 euro, pagamento anticipato, grazie.

Il curioso fenomeno del tele-trasporto degli studenti modello (ammazza quanto è lungo questo titolo)

24 ottobre 2010

Chi è stato universitario ha forse verificato personalmente un curioso fenomeno che colloca una determinata categoria di studenti al di là delle leggi della fisica: il tele-trasporto.

Capitava dunque di arrivare in aula per la prima lezione del mattino, non necessariamente trafelati e in ritardo, bensì calmi e in grande anticipo, e di trovarli seduti al loro posto, intenti a studiare la lezione del giorno prima.

Gli Studenti Modello della Prima Fila.

Persone apparentemente come me, te, noi, dedite magari alla birra, al calcio e al bigliardo.

Ma sempre in prima fila.

Studenti modello che seguivano attenti la lezione, prendendo sporadici appunti. Annuivano al professore, come a sottolineare una comune e invisibile appartenenza. Unici dell’intero anfiteatro da 400 posti, ponevano domande e le ponevano appropriate, riscuotendo cenni di approvazione.

Al termine della lezione, si assiepavano intorno alla cattedra, ansiosi di soddisfare ancora di più la propria sete di sapere.

E tu ? Tu, studente un po’ miope della ventesima fila, o del cosiddetto loggione, che facevi ? Prendevi i tuoi stracci, scendevi gli scalini un po’ sbrecciati dell’anfiteatro, coglievi brandelli di appropriate domande (“che cosa pensa delle teorie di Bachlechner, Professore ?“, “avrebbe degli esercizi supplementari da consigliarmi ?“), gettavi uno sguardo tra il commiserante e l’invidioso, li lasciavi ai loro minuetti e ti precipitavi fuori.

Proprio così, precipitarsi. Perché la prima lezione era nell’aula Sud*, ma la seconda era al Trifoglio*, o magari all’ottavo piano della Nave* e non c’era tempo di pettinare le bambole.

Salito al tuo ottavo piano, rigorosamente a piedi, sudato e spiegazzato strisciavi verso l’aula, conquistavi la tua ennesima ventesima fila, preparavi il quaderno per gli appunti e…il magico fenomeno del tele-trasporto si avverava ancora una volta. Ecco la prima fila con gli stessi Studenti Modello che avevi lasciato a cinguettare, pronti, attenti, belli, carismatici, freschi e profumati (nel frattempo si erano anche cambiati la camicia e lavati i capelli). Allora un sordo scoramento ti prendeva, guardavi giù dalla finestra verso la Ponzio**, ti abbandonavi alle grida allegre dei bambini in acqua, ai riflessi del sole, alla vista (lontana lontana) delle ragazze in costume e pensavi: sarai anche in prima fila, ma io so apprezzare il cielo azzurro.

Mah.

Una domanda inespressa ti rigirava in testa: possibile che proprio quel giorno che ho mancato Fisica 3 abbiano spiegato il tele-trasporto ?

* Nomi di edifici e aule del Politecnico di Milano

** Piscina comunale su cui affaccia un lato dell’edificio denominato Nave.

Da non esporre a Genova

21 settembre 2010

Ranting as usual

25 giugno 2010

Tema per l’esame di qualche corso di business administration.

Il candidato esamini l’organizzazione delle seguenti aziende di software e descriva, motivandole, le probabilità di successo per ciascuna, tenendo conto delle condizioni di mercato in Italia.

Azienda A

Il concetto di “versione” è superato. L’idea di “build” altrettanto. Quando c’è qualcosa di pronto si rilascia. Le installazioni dai clienti sono identificate come “la compilazione del 3 Giugno alle 18.34“.

Quando c’è un’esigenza nuova, non si integra nel prodotto ma si fa un bel verticale custom per il cliente X. La stessa esigenza del cliente Y ? Un nuovo custom, embè ?

Non esiste alcuna documentazione dei custom sparsi in giro.

Il bug tracking non serve. La comunicazione dei problemi avviene per telefono, e-mail, nei giorni pari a voce nel corridoio, nei giorni dispari con file excel o word.Ogni problema è bloccante e a priorità massima.

Prima di cercare di risolvere i problemi, si passa la questione a R&D, non sia mai che ci pensano loro e si evita lavoro inutile. E’ inutile anche descrivere i problemi, basta dire “c’è un errore, vedete voi“. I log ? Sono dal cliente, basta collegarsi e andarli a prendere, embè ?

Le nuove richieste sono espresse a caso, alla prima persona che passa, o in piedi in cucina mentre si mangia la pasta.

Pianificazione, roadmap: inutili formalismi. Le priorità cambiano ogni settimana. Si fissa una data poi si elencano tutte le feature che dovranno essere consegnate.

R&D si scrive le specifiche, le implementa, scrive i manuali, esegue i test e va a installare. Delivery nel frattempo implementa custom.

Le risorse di R&D possono essere contattate da cani e porci e messe a lavorare su qualunque idea o progetto che passa per la testa.

Il prodotto, una volta stabilizzato, può anche fermarsi per due o tre anni per mandare tutti dai clienti a fatturare.

Ciascuno in definitiva fa quello che gli pare.

Azienda B

Ogni versione è contraddistinta da un numero major e un numero minor. Ogni anno, salvo esigenze speciali, si rilascia una major e al massimo due-tre minor. Una procedura automatica crea i build e assegna loro un identificativo univoco.

I rilasci sono pianificati con buon anticipo. Ciò che non rientra in un rilascio va nel successivo. Le priorità sono chiare e condivise.

Il prodotto ha un’identità precisa e ogni esigenza è valutata in merito a quanto può arricchirlo in generale, non in particolare.

Delivery, Marketing, Sales propongono nuove feature. Il Product Management scrive le specifiche. R&D analizza,  implementa. QA esegue i test e approva i rilasci. Delivery scrive i manuali e installa dai clienti.

Le risorse di R&D sono coordinate dal solo responsabile di R&D.

Ogni problema è analizzato primariamente da Delivery che scala a R&D soltanto dopo avere verificato che si tratta di un bug. Viene inserito in un sistema di bug tracking, completo di numero di build, analisi, istruzioni e dati per riprodurlo, log.

Il prodotto è in continua evoluzione perché i concorrenti non stanno a guardare.

Ciascuno in definitiva ha un proprio ruolo e responsabilità.

Principio del marito sui lavori in cucina

13 gennaio 2010

Mai spostare gli elettrodomestici. Nascondono cose o animali che nessuno vuole conoscere.

Postulato della moglie sulle diete

12 gennaio 2010

Qualsiasi dieta inizia di lunedì.