The accidental tourist

Gironzolare per Milano la settimana di Ferragosto, nel centro storico, fingendosi turista. Una piantina spiegazzata in mano, zainetto in spalla, bottiglietta d’acqua. Assumere un’espressione un po’ imbambolata. Fingersi perso; fermarsi all’incrocio tra via Mercato e via Madonnina; girare e rigirare la piantina; lanciare occhiate perplesse verso le vie circostanti o il cielo, ad intervalli irregolari; bere a piccoli sorsi nervosi dalla bottiglietta. Scegliere tra i passanti coloro che sono indubbiamente turisti e chiedere loro indicazioni per la chiesa di S. Maria del Carmine (che, a beneficio dei lettori non milanesi, si troverebbe 100 metri alle proprie spalle). Simulare un accento svedese con gli orientali, swahili con gli scandinavi, assiro-babilonese con gli slavi e così via. Registrare in un taccuino le loro risposte e le loro reazioni, a seconda della provenienza geografica. Scrivere un libro sull’esperienza e farlo recensire da un noto giornalista che conosce bene, anzi benissimo, l’inglese. Vincere il Premio Internazionale per l’Umorismo, il Turismo e la Pace tra i Popoli.

Da lì in poi, è tutta discesa.

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