A ben guardare, una pipa non è che un pezzo di legno, con due aperture alle estremità. Quasi sempre è fatta di radica, che non serve soltanto per le “finiture di prestigio” della vostra automobile. Dovendo parlare della pipa e, in particolar modo, del suo utilizzo più diffuso, cioè riempirne il fornello di tabacco e fumare i prodotti della combustione dello stesso, un’idea balza subito all’attenzione: se qualcuno pensa di atteggiarsi a grand’uomo con una pipa in bocca, ha sbagliato strada. Il sigaro, padre nobile, può contare su un Churchill (e vi sembra poco ?), un Groucho Marx, paperoni d’industria, uomini “di successo”, si direbbe oggi. Non parliamo poi della sigaretta, al cui dio Humphrey milioni di adolescenti hanno consegnato “in conto svendita” i propri polmoni. Pensiamo al motociclista, borchie-stivali-barba di tre giorni-canottiera traforata, appoggiato al suo bolide, mentre si accende una sigaretta e lancia uno sguardo assassino alla cameriera del pub. Chiudiamo gli occhi e proviamo a immaginarlo identico mentre si carica una “bent dublin” e sbuffa le prime due o tre tirate. Come si fa a non ridere ? O ancora, chi mai penserebbe di accenderla dopo una strepitosa performance erotica ? Immaginiamoci la scena: dopo la notte di passione lei si stringe a lui, lui con un braccio le cinge le spalle, con l’altro regge la sua Savinelli serie “Giubileo” con veretta in argento. Ma dai !Già. Chi possiamo vantare noialtri pipatori ? Un Maigret ? Sì, non male. Uno Sherlock Holmes ? Un po’ pedante, via. Si tratta, ad ogni modo, di personaggi letterari, di fantasia. Niente di reale, di storico. Il buon vecchio genio Einstein, come no. Ma quanto a fascino…che colpo, se tra le nostre file potessimo annoverare un modello “George Clooney”. No. Noi viaggiamo sul morbido. Serietà, aplomb, ponderazione. Tempo. Perché se c’è una cosa che non si può proprio fare, è la fumata mordi-e-fuggi, due minuti e via. Una poltrona, un bel libro, due dita di quel whisky invecchiato che ci ha regalato nostra moglie (santa donna), il cardigan di lana a scacchi rosso-blu che ci ha regalato nostra moglie (ancora lei, e questo forse poteva risparmiarcelo…).

Pensandoci bene, tuttavia, siamo proprio sicuri di trovarci in svantaggio rispetto al caro motociclista ? Quello sì che morde e fugge, magari è pure praecox…

La pipa, si sappia una volta per tutte, ha un vantaggio: non sarà mai un vizio. Nel migliore dei casi, un piacere intenso e durevole. Nel peggiore, un ottimo rimedio per non mangiarsi le unghie. Nessun minorenne (salvo, forse, qualche svizzero, d’altra parte se uno nasce svizzero qualche colpa genetica da scontare deve pur averla) – nessun imberbe virgulto in pubertà si ritroverà di nascosto con qualche amico nel bagno della scuola per accendersi una Dunhill e provare l’ultimo Virginia o Burley. Nessuna madre esclamerà sconsolata “Mi è tornato da militare che fuma la pipa ! E che linguaggio, sapessi !”.

Ne consegue che quel minorenne, se vuole, conoscerà la pipa all’età giusta, in cui avrà abbastanza senno per comprenderne i pregi. E’ scientificamente provato, d’altronde, che fumare cannabis con la pipa del nonno alpino è disgustoso. La pipa, insomma, non solo non è viziosa, anzi allontana dai vizi !

Infine, ebbene sì, è anche uno degli ultimi baluardi maschili. La sua diffusione tra il gentil sesso è infatti irrisoria, essendo in genere difficilmente abbinabile con il rossetto “sangue di pipistrello” e con le collezioni autunno-inverno. Addio famiglia patriarcale, addio rudi tagliaboschi. In tempi in cui anche il mitico barbiere, con i suoi calendari, le chiacchiere sguaiate, le risate ammiccanti cede  il passo al “Salon de beauté – pour l’homme”, non è poco. L’uomo si “dolce-gabbanizza”, la donna si spoglia sempre più, nel tentativo di schiarirgli le idee. Solo resiste, come una roccia che sfida il vento impetuoso, calmo e forte, il fumatore di pipa.

Siamo dunque arrivati, incredibile ma vero, a rovesciare le premesse da cui siamo partiti.

Per quanto paradossale possa sembrare, ormai la virilità si esprime proprio con una pipa ben stretta tra i denti. Altro che sigaretta pendula, canottiera, pacchetto nel risvolto della manica e magari grattatina alle parti basse che fa tanto macho.

Il nostro fascino, in fondo, sta proprio nel non atteggiarsi, nel non vantarsi di nulla. Nel lasciare un buon profumo quando ce ne andiamo.

E’ vero, forse qui s’è sbrodolato come quel tal fraticello, che in tono dimesso esclamò “Noi francescani, vede, quanto a umiltà non siamo secondi a nessuno”. Ma il post è già troppo lungo. Mettiamoci a fumare.

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