Il lettore in metrò

Il lettore in metrò compie la sua missione: leggere. In piedi o seduto, preferibilmente seduto, affonda lo sguardo e concentra la mente, il corpo tutto teso al suo unico sforzo: leggere. Mistici indiani, puttanieri latino-americani, erotisti danesi, umoristi sovietici, saggisti cubani, giallisti eugubini, qualunquisti veronesi, non importa autore o argomento o formato, purché corretto, democratico e popolare, perché la missione è la missione. Intorno a lui nulla può distrarlo: seni prorompenti o perizoma, musici bosniaci, attacchi atomici, richieste di informazioni, perché la missione è la missione. La lettura pervade e arde nel petto: il lettore in metrò non può permettersi pause. Fin dal momento in cui scende le scale della stazione, sfodera il suo gioiello stampato e incede come un prete col suo breviario, salmodiando tra sè e sè. Il lettore in metrò sta anche davanti all’uscita e non può accorgersi di chi deve scendere, non ha mica gli occhi sulla nuca, che diamine; se scende, cammina lentamente per la banchina facendosi beffe di chi, crasso ignorante, ha fretta, perché che cosa sono cinque minuti di ritardo di fronte alla Cultura ?
Qualche volta il lettore in metrò fa una pausa, alza gli occhi e contempla lo sfacelo dei corpi e delle menti. Immagina lager di lettura, programmi di rieducazione, seminari per operai e contadini. Poi lo sguardo ritorna alle usate pagine.

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