Do you believe in jazz ?

Mi preparo un gin tonic. Sfuggo alle chiacchiere di chi si ritrova da un anno all’altro e si racconta le vacanze, che siano passate o prossime che importanza ha ? Piove. Tuona. Lampeggia. Ci mancherebbe soltanto che fosse mercoledì e io fossi a Cesena. Due disgrazie su tre evitate, per fortuna. Alla fin fine che rimane ?

Rimane che piove, scrosci violenti e freddi sui teloni che riparano il mobile bar da giardino, spostato provvidenzialmente sotto il portico. Un gin tonic per girare la chiave nell’avviamento dell’allegria.

Galleggiano brandelli di conversazioni poco lontane. I figli, i mariti -ah, i mariti che disastri-, le mogli -ah, le mogli che croce-, il lavoro, le multe, la scuola, i professori, i genitori e via ancora coi figli. La ruota che gira. Che importa ?

Importa che piove e tutto, prima o poi, si bagna. Si bagnano gli ombrelli, eh già, bella scoperta. Si bagnano i bicchieri e si annacquano i cocktail, accidenti. Si bagnano le gambe lisce e luccicanti di belle donne senza calze e in sandaletti collezione estiva, che non rinunciano alla sigaretta e controllano la situazione tra una boccata e l’altra, gli sguardi dei soliti bambocci da lasciarsi scivolare addosso come gocce di pioggia, sulle caviglie abbronzate o giù per il vestito scollato. Bambocci e mariti in libertà vigilata, chiacchiere e distintivo. Allora ?

Allora piove e non c’è poi molto altro da dire. Proviamo a mangiare, per calmare il vortice del gin. Finger food, torte salate, pistacchi e noccioline. Insoddisfacenti preliminari di un amplesso gastronomico. Ma corre una voce, tra lingue assetate e labbra salate, una promessa marina di zuppe di pesce. Lontano, oltre il prato, attraverso la pioggia. Lontano. Andiamo ?

Andiamo, anche se piove e il prato è fradicio e scivoloso. Andiamo, sfidiamo il sentiero invisibile nel buio del temporale. Di là, ci accoglieranno vino e crostacei, altri volti, altre gambe, altre storie. Ci basteranno ?

Ci bastano, tanto quanto la pioggia. Torniamo ? Torniamo e beviamo e balliamo e ridiamo e l’allegria se ne va. E’ ancora presto, il divano è scomodo, incurante del ridicolo sfido il destino a farsi avanti. Che spreco di filosofia. Ma c’è un barlume nel buio, un po’ d’inaspettato per chi sa ancora coglierlo. Piccoli elfi allegri in costume attraversano di corsa il prato e si buttano in acqua, andiamo a vedere, dai.

E lì, con le mani in tasca e un sorriso aperto, al bordo di una piscina fluorescente, sotto l’ombrello del cielo guardo gambe e braccia guizzare e il vapore salire dall’acqua e assaporo la totale assenza del tempo e dello spazio, un momento quasi perfetto in cui potrebbe cristallizzarsi l’intero universo e cadere sfasciata l’impalcatura del mondo. Il whisky si agita, mi sento letterario. Mi volto e ti guardo. Ma tu, occhi azzurri, tu, dimmi, credi nel jazz ?

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