Archive for the ‘Belinate generiche’ Category

31 ottobre 2009

Che poi uno pensa che non sarebbe male essere quel tale che, dice, sposta una matita sul tavolo o beve un rooibos o scaccia una mosca dalla sua mela grattugiata e lo scrive e tutti allora ah che cosa affascinante ha bevuto un rooibos, ah sei troppo forte la mosca e la mela grattugiata ah ma lo sai che scrivi veramente bene su questa cosa  di internet che uno fa il blogger e anche la farmacista gli fa l’occhiolino, poi ci pensa un po’ su e capisce che gliene importa un belino del rooibos e della mosca e sì va be’ sono un – come si dice – bloggher ? blocker ? boxer ? e rimane il solito, inesorabile, inevitabile, inutile Ermes Ortopalla, programmatore informatico senior, che scrive belinate su un blog sfavillante come una scatola di cioccolatini regalata dieci anni fa e mai aperta che la teniamo per le occasioni importanti che prima o poi sicuramente arriveranno.

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Parafrasando una celebre battuta

13 ottobre 2009

Insopportabili i romanzi di G.G.M.: al diciottesimo soprannome differente del medesimo 1653° personaggio (“e adesso Piripito chi cazzo è ?“)  si prova l’irrefrenabile impulso a bombardare la Colombia.

Meritocrazia e lupetti

9 settembre 2009

Le associazioni scout rappresentano un preciso modello della vita lavorativa nelle grandi aziende, poiché per il solo fatto di restarci abbastanza a lungo si viene comunque promossi a capo di qualcosa (o qualcuno).

Priorità

15 aprile 2009

*** Menedolgo Cremaschini incontra Bubbona Prinetti, star del cinema, per Cavalli e Segugi.

M. “Ciao !

B. “Ciao !

M. “Sei affascinante, con quel vestito.

B. “Che gentile, grazie.

M. “A proposito, ho un messaggio di Puppy.

B. “L’hai sentito ?

M. “Sì, vorrebbe sapere se stasera puoi passare a prenderla a casa.

B. “Mmm…sì, credo di sì. Allora viene anche lei ?

M. “A quanto pare si è decisa.

B. “No, perché quando me l’ha detto Frank non volevo credergli.

M. “Ma figurati, pensa che-

Lettore “Scusate, quando avete finito di parlare dei cazzi vostri vorremmo leggerci l’intervista. Se non vi spiace, eh ?

M. “Che barba, non si può nemmeno salutare una vecchia amica ? Siamo coetanei, lo sa ?

L. “E chi se ne importa, le faccia qualche domanda seria, pungente, piuttosto. Insomma faccia il suo lavoro.

M. “Eh, domande serie, che esagerazione. Come se fosse facile. Allora, cara, perdona questi…questi ignoranti di ut- ehm, lettori che ci interrompono invece di ringraziarci. E magari non sanno neanche l’inglese. Di che vuoi parlarmi ?

B. “Mah, non so. Che dici ?

M. “Mah. Ha rinfrescato, negli ultimi giorni, non trovi ?

B. “Già, pensa che avevo già fatto il cambio degli armadi…

M. “Trovato ! Come ho fatto a non pensarci prima…parliamo del tuo comunicato di ieri, quello sulle scelte forti di una donna indipendente e al passo coi tempi.

B. “Sono felice che tu l’abbia notato, ti dimostri un vero uomo. Beh, guarda, è stata una considerazione nata spontaneamente, così, senza forzature. In fondo la casa l’abbiamo ristrutturata, il parquet in acero veneziano è venuto perfetto, dopo così tanti problemi con l’impresa. La casa al mare è pronta, i cavalli sono a posto. La nostra cagnolina Mimì è finalmente guarita, il film l’ho finito. La settimana scorsa a colazione ho guardato il mio compagno, gli ho detto sai che c’è ?

M. “Che ?

B. “E’ ora di un figlio !

Capsons’ Story

5 aprile 2009

*** Massimo Paletta-Secchiellini ha seguito per Scienza ? Sì, grazie una lezione del luminare internazionale dell’elettrotecnica, John Capsons.

Oggi…cioè…per piacere ! Sostanzialmente…PER PIACERE ! Oggi, dicevo, vale la spesa di fare mente locale e fare un minimo di considerazioni sul nostro problema. Supponete di poter ipotizzare che io sia in grado di riuscire a fare sostanzialmente qualcosa tipo…il quale tiene il paio della corrente. Sostanzialmente vale la pena avere un minimo di logica in queste cose qua, dunque è giocoforza, per riuscire a capire come questo genere di cose avviene, cercare sostanzialmente la soluzione.

Vediamo un attimo di formalizzare il problema: l’altro giorno abbiamo visto un materiale magnetico in cui c’era l’aria, con ventilazione forzata per mezzo di vento; ora, se io sostanzialmente mi diverto a prendere in considerazione la cosa, andiamo a occhieggiare il circuito.

Come vedete, ho indicato con i e i1 le correnti i e i1, e mi darete atto che qui non ci piove. Sostanzialmente, seguendo questa logica, per risolvere questo problema vediamo di partire dalla soluzione: i conti, se non altro, saranno così. B e R se ne vanno fuori dai piedi, H è un termine ridondante e io ottengo sostanzialmente e-1, che poi è il classico 1/e. Quello che avevamo valutato a naso tiene il paio del valore che c’è là per aria.

Facciamo allora una considerazione di tipo interessante: questa è una delle logiche che ci fa capire sostanzialmente che adesso vale la spesa di fare un minimo di considerazioni su ciò che succederebbe in realtà. E’ chiara l’idea ? Se ci fate un attimo di mente locale, questo riesce a mettere in luce come in realtà sono in grado di riuscire a fare, se sono in una condizione in cui io accetto che ciò sia logico, sulla falsariga di quello che è fermo e vero.

Ora, noi ci possiamo trovare di fronte al fatto che noi possiamo volere dimensionare, allora vado a vedere un po’ più di fino e quello che vengo a trovare è che il termine aumenta della corrente che viene attraversata dalla linea. Si nota sostanzialmente che questa sezione sostanzialmente contempla la maggior parte del flusso: il numero di spire gioca a nostro favore e questo implica di conseguenza che ne viene fuori che la resistenzina è ridondante. E questa è una logica molto importante, infatti antecedentemente, rifacendo i passaggi obbligati, facciamo questo passaggio mentale: abbiamo messo il naso dentro il materiale.

Ora, quello che posso dire qui – faccio un discorso al limite – è che è necessario che uno sappia anche un minimo di intuizione ed eviti questa maniera peregrina di dire le cose. Dunque cerchiamo di tirare fuori le cose dal cappello, facendo qualche esempio per gradi. Sostanzialmente facendo lo stesso tipo di operazioni, due segnali a frequenza diversa sono separabili soltanto se sono a diversa frequenza. Questo ha un’importanza incredibile, ed è una delle logiche che ci fanno capire le formule che io ho bisogno. Se questo finisse per misurare la tensione, non starebbe in piedi la logica e non si vede ragione del perché.

Cerchiamo di seguire una logica intuitiva: per gli isolanti troviamo una cosa che potrebbe essere una cosa del genere: V1/V2 lo pongo uguale a t ed ecco che il rapporto tra V1 e V2 è uguale a t. E’ chiara l’idea ? Fateci un attimo mente locale. Si vede a naso che una genesi proviene da questo. Un modo per paccare la scrittura è considerare V1 una grandezza affetta da segno. Con questo caso, nella fattispecie, posso – se volete – fare questo tipo di considerazione: voi non potete fare funzionare un piccolo elettrodomestico per più di dieci secondi. A occhio e croce, sostanzialmente dobbiamo essere in grado di poter riuscire a fare un minimo di disquisizione. E allora di conseguenza quello che ne viene fuori è che il flusso non fa nient’altro che…cioè, non si vede perché non debba essere così ed è saggio aggiungere un particolare: questa scrittura qui la potete scrivere secondo la nota logica, ricordando sempre che corretto è un termine sbagliato.

Il…ecco, ne parliamo la prossima volta.

Giovani, espatriati, brillanti, leader naturali: come rianimare il sistema-paese

1 gennaio 2009

Niente tasse e figa libera” questa la geniale proposta per riportare i giovani ricercatori nel nostro paese, scaturita dai soci del club “Siamo bravi, siamo belli” durante una delle simpatiche “pizzate” in giro per il mondo con il presidente onorario, il celebre giornalista Menedolgo Cremaschini, noto universalmente per la sua perfetta conoscenza dell’inglese.

Durante la cena, svoltasi nella esclusiva cornice della pizzeria-friggitoria Cammaruozzo&Sons di Cambridge (Massachusetts, non UK, ignoranti di italiani), più di cento “cervelli in fuga” hanno festeggiato 10 anni del club cantandosela e suonandosela, stretti attorno al loro giornalista preferito.

Tra una pizza “Venezzia” (ananas e scaglie di provolone, a forma di gondola, originalissima) e una “Posellipo” (cozze, patate e aragosta del New England, raffinatissima), dopo le inevitabili constatazioni sull’arretratezza della nostra povera italietta e sull’esigenza di riportare in alto la fiamma della civiltà, che essi stessi incarnano senza macchia, non si sono fatti pregare e -come si dice- non hanno nascosto la mano dopo avere lanciato il sasso – e che sasso !

Ho un padre professore e un fratello imprenditore di successo, ma non cerco facili scorciatoie” dice Bernabò Pascolo Alpino, ricercatore in filologia romanza. “Che cosa apprezzo degli USA ? Lo stipendio.

Bisogna rinnovare il sistema-paese e recuperare la competitività attraverso il merito“, gli fa eco Ugo Maria Pola Ramin, da Trebaseleghe agli USA per un dottorato sul consumo di occhiali in Abruzzo nel 1800. “E vuoi mettere quanto si guadagna qui ?

Qui prendo in un mese quello che in Italia prenderei in tre anni. Vorrei tornare, ma sento che là da voi manca un vero e disinteressato afflato per la ricerca“, conclude Emanuele Barattini Bitti, un giovane geologo dalle idee molto chiare.

Quasi al termine della riuscitissima serata, la proposta-bomba gettata sul tappeto da due studenti della Future Leaders School, subito approvata da Cremaschini e rilanciata in diretta 2.0 sul forum del club: niente tasse per i giovani ricercatori che scelgono di tornare in Italia, carriera preferenziale e figa libera.

Soltanto così“, afferma autorevole Pola Ramin, “avremo qualche speranza di farcela.

Giovane donna (moderna) in pausa pranzo

8 luglio 2008

Buongiorno, giovane donna.

Donna moderna, prego. Ciao.

Moderna, ok. Raccontaci che cosa fai in pausa pranzo.

Ah, mi siedo al Gran Caffè Donna Moderna e ordino soltanto piatti leggeri e nutrienti. Sai com’è, la prova bikini è alle porte…

Mentre mangi che cosa fai ? Ti guardi intorno, chiacchieri…

Leggo.

Leggi ?

Sì, la cultura per me è importantissima, specialmente in quest’Italia in piena deriva etico-morale.

Non capisco il nesso ma non importa. Che cosa leggi ?

Mi fido ciecamente dei consigli della mia rivista preferita. Mistici indiani, donne oppresse afghane, poeti brasiliani…cose di un certo spessore, capisci ?

Capisco. Leggi molto ?

Finché non ho finito il capitolo non mi schiodo. Ah no !

Poi ?

Poi telefono al mio amico gay e gli racconto le mie impressioni. E’ adorabile, ci capiamo al volo.

Posso immaginarlo. Telefoni molto ?

Sento le mie amiche tutti i giorni, ci piace raccontarci che cosa combiniamo in giro. Sai, un po’ in stile SATC.

SATC ?

SATC, Sluts And The City, il serial in TV. Non dirmi che non lo conosci, è uscito anche il film ! Le quattro amiche di New York…Cazzie, Mutanda, Culotte e Sbragantha !

Già, è vero ! Vi piace ?

Ci piace ? Lo a-do-ria-mo ! Sai qual è il nostro gioco preferito ?

Qual è ?

Trovare a quale delle quattro assomigliamo di più ! Io, per esempio, ho scoperto di essere al 60% Culotte e al 40% Cazzie. Me l’ha detto il mio amico gay che di me capisce tutto. Qualche volta sono anche un po’ Mutanda, certo, ma-

Va bene, va bene. Allora mangi, leggi, telefoni…altro ? Dimmi di più.

Beh. Mi controllo le unghie dei piedi.

…?

Ma sì. E’ così comodo, con le infradito. Non devo neanche togliermi le scarpe.

Beh, certo. Non fai un po’ di conversazione, conoscenza con altre persone ? Magari con qualche bel ragazzo che ti siede vicino ?

Umpf…che noia, no. Ogni tanto ci provano, buttano lì il commentino, la frasettina…ma li fulmino con un’occhiata e mi rimetto a leggere. Poi, sai che cosa ti dico ? Hanno tutti un’aria così…così sporca, ecco.

Come sporca !?

Ma sì, con quelle mani che chissà che cosa hanno toccato…che sicuramente non si lavano prima di andare a pranzo…mi vengono i brividi.

Ti ricordo che poco fa parlavi dei tuoi piedi. Pensi che camminare per strada con le infradito sia così pulito ?

Ma no, per noi donne è diverso.

Diverso come ?

Sì, è diverso. Lo dice sempre anche il mio-

Amico gay.

Appunto. E’ una questione di delicatezza, di finezza.

Bene, giovane donna moderna. Grazie per l’intervista e ciao.

Ti saluterò alla maniera di Sbragantha !

Se ci tieni…

Ciao, stronzo !

Sex & Sun Surfing Club

3 marzo 2008

Dai, vieni anche tu, nel Sex & Sun Surfing Club. Aria aperta, movimento, amicizia, sconti negli esercizi convenzionati.

Il surf non è uno sport. E’ una filosofia di vita.

Pericoloso ? Macché, può farlo anche un bambino. Presentare comunque un certificato medico perché la Direzione declina ogni responsabilità mica come l’altr’anno che quel pirla ha rischiato d’annegare e poi erano cazzi.

Si sta a mollo, si aspetta l’onda che arriva. L’acqua è un po’ fredda ma non siamo signorine. Ci si beffa dei pantofolai attendati in salotto, davanti alla TV. Ci si bea, disprezzando i colesterolici  ancora con le gambe sotto il tavolo ad aspettare il dessert.

Si sta a mollo, sdraiati sulla tavola, si anela all’onda che arriva. Ma siamo a Varazze, e l’onda che arriva è uno sputacchio. Si prova, svogliati, a cavalcarla, ma è alta una mezza sega -tipo una pozzanghera vecchia di una settimana in California- e finisce subito, e comunque si cade.

Allora si sta a mollo e si parla del campionato. No, non di calcio, scherziamo ? Di surf. Il calcio è da buzzurri, la perfetta metafora di questo paese in declino. Il surf. Surf is the answer.

E quando, stando a mollo, s’è esaurito il campionato e la manutenzione delle tavole e il nuovo modello di muta e le tecniche di equilibrio…si contempla il culo della Mandelli. Anche lei a mollo, sdraiata sulla tavola, tre metri più in là. Dandosi di gomito.  Almeno, per quanto il moto ondoso lo permette. Strizzandosi l’occhio. Ridendo a mezza bocca che mi raccomando, non si sappia in giro, poi mia moglie non mi lascia più venire. Che culo la Mandelli, eh ? Eh, il culo della Mandelli. Qualcuno s’è fatto la Mandelli ? Guarda per me il culo della Mandelli è come il Mosè di Michelangelo, gli manca soltanto la parola. A bassa voce e guardandosi intorno con circospezione perché se ti sente la Mandelli poi passi un quarto d’ora d’inferno e magari ti rifila anche due manrovesci. Ma in acqua no, non ti può sentire, c’è lo sciabordìo. La risacca. Scif-sciaf, insomma.

Infine il Segretario annuncia il rompete le righe, si torna a riva tutti insieme in armonia, rispettando l’ordine di anzianità. Si esce dall’acqua a testa alta, con tutto il nostro incedere orgoglioso. Alla sera, tutti a mangiare la focaccia al formaggio dal Sucido, che è un amico del Paolo e ci fa lo sconto.

Si arriva tronfi in ufficio il lunedì mattina, una mezza polmonite da esibire come una medaglia d’oro della Resistenza, l’aria disfatta come dopo una Parigi-Dakar. “Guarda, ieri ho fatto dodici ore di surf, col mare forza sette. Non mi fare parlare, non mi fare.

Una banana per la ricerca

18 gennaio 2008

Presentata ieri sera a Milano l’edizione 2008 di “Una banana per la ricerca“, l’annuale raccolta di fondi a favore della Fondazione Italiana per la Lotta alla Disfunzione Erettile. Nella elegante e raffinata cornice di palazzo Durini la padrona di casa contessina Benedetta dalla Mona ha accolto i più importanti nomi della scienza e della società civile, uniti per sostenere la ricerca e mantenere alta l’attenzione sul tema.

Nel suo intervento di introduzione, il Presidente Cav. Misirizzi ha illustrato i solidi progressi registrati negli ultimi anni, grazie anche a una lungimirante politica di valorizzazione di giovani ricercatori, altrimenti costretti a emigrare ingrossando in tal modo la schiera dei cervelli in fuga dal nostro Paese.

Particolarmente azzeccato lo slogan di quest’anno: “attaccati alla banana !“.

Domenica prossima, nelle piazze delle principali città saranno allestiti i banchetti di vendita, dove affascinanti volontarie ucraine venderanno le (ottime) banane della ricerca e distribuiranno opuscoli informativi e simpatici gadget. Al fine di sensibilizzare anche le giovani generazioni, sono previsti gazebo all’uscita di discoteche e concerti, per diffondere gratuitamente riviste scientifiche e il libro “Ridi, ridi pure, ne riparliamo tra vent’anni“.

All’intervento del Presidente, a lungo applaudito, è seguita una tavola rotonda, moderata dal noto giornalista e anglista Menedolgo Cremaschini. Hanno partecipato Gaia Misirizzi Texwiller, infaticabile ambasciatrice della Fondazione, il Prof. Dott. Rovigotto, primario di implantologia cavernosa presso la Regia Clinica Belinengo Cauda di Torino, Omobono “Chantal” Belmoretto, direttore della rivista “Le mie parti basse“, Michele Rocco Calamoccola e Manuela Inquisitore, rispettivamente regista e attrice protagonista del film di imminente uscita “Non facciamone un dramma“.

A seguire, grande rinfresco e balli scatenati fino all’alba.

8 gennaio 2008

Al di là di qualsiasi dimostrazione teorica, l’esistenza dell’entropia è facilmente constatabile quando si cerca di staccare i fili delle luminarie dall’albero di Natale.