Archive for the ‘Hommes, femmes: mode d’emploi’ Category

Principio del marito sui lavori in cucina

13 gennaio 2010

Mai spostare gli elettrodomestici. Nascondono cose o animali che nessuno vuole conoscere.

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Postulato della moglie sulle diete

12 gennaio 2010

Qualsiasi dieta inizia di lunedì.

Senza speranza

4 gennaio 2008

La Cameriera Giovane e Carina (CGC) nota il cellulare che l’Avventore Pirla (AP) ha poggiato sul tavolo in pizzeria, così, per mostrarsi più disinvolto.

CGC(sorride): “Mi ha rubato il cellulare !

AP(alza gli occhi dall’irrinunciabile articolo sul campionato che sta leggendo): “Eh ?

CGC(sorride ancora di più e indica il telefono): “Mi ha rubato il cellulare !

AP(come intontito, capisce ‘Mi hanno rubato il cellulare’, guarda prima lei, poi il telefono, poi ancora lei): “A te ?

CGC(comincia a perdere le speranze, no, pensa, possibile che sia così pirla ? Abbozza un ultimo sorriso): “E’ uguale al mio…

AP(tenta di mostrarsi simpatico partecipando al dolore): “Mi dispiace !

CGC(peccato, è proprio pirla, almeno mi sono tolta il pensiero, amen): “

3 aprile 2007

L’incomunicabilita’ tra donna e uomo trova uno dei suoi picchi al ristorante. Molti single si sposerebbero volentieri, senza distinzioni di bellezza, eta’ e censo, se soltanto trovassero una donna con cui condividere una piacevole e gustosa cena. Per esempio, una donna che
– segua una dieta variata e completa, senza particolari eccessi ma non limitata al binomio verdura-torta al cioccolato grondante panna (“Per me soltanto verdure grigliate, poi assolutamente niente dolce ma se lo prendi tu ne mangio meta’ del tuo“);
– ammetta la possibilita’ di una braciola di maiale ogni tanto, giusto per ricordarsi che esiste anche questo gustosissimo amico dell’umanita’;
– decida che cosa ordinare nel tempo ragionevole di 2-3 minuti (“Signora, mi duole comunicarle che la cucina sta chiudendo” “Un momento ! Devo ancora scegliere il primo !“);
– non commenti a voce alta le conversazioni del tavolo vicino (“Hai sentito ? Quella di fianco ha detto che e’ stata lasciata tre volte nell’ultimo mese…certo che voi uomini siete proprio dei bastardi…e comunque finche’ si veste in quel modo…“);
– non insulti il cameriere, almeno non quando si trova a portata di udito;
– ordini i piatti esattamente come sono presentati nella lista, senza chiedere variazioni, anzi senza ingiungere a lui di chiedere delle variazioni;
– non imponga, sempre a lui, pena la squalifica a vita, di chiedere di abbassare l’aria condizionata/alzare l’aria condizionata, abbassare la musica/alzare la musica, abbassare l’illuminazione/alzare l’illuminazione, aprire le finestre/chiudere le finestre…;
– non prenda iniziative perverso-chic, tipo sfilarsi gli slip e passarli al malcapitato sotto il tavolo con un’espressione ammiccante, attendendosi immediate e mirabolanti iniziative erotiche proprio mentre fa il suo ingresso in sala il Gran Carrello dei Bolliti;
– dimostri un reale piacere nell’uscire a cena con il malcapitato (“Prendi meta’ della mia pizza, io non ho fame. Mentre ti aspettavo ho mangiato tre bomboloni e due ovetti kinder“);
– infine, che dopo il caffe’ non fissi imperturbabile il proprio cavaliere esclamando “Paghi tu, vero ?“.
Come si vede, richieste semplici e non impossibili, ma per qualche arcano mistero difficilissime da soddisfare.

26 marzo 2007

L’infinità numerabile della mondanità parentale conduce a irresistibili cene in cui alla squisitezza delle portate si può associare la conoscenza di un mirabolante universo femminile. Accade allora di incontrare personaggi come La Ieratica, Quella Con Le Tette Di Fuori, Fatal Dominatrix e perfino Sono Una Donna Non Sono Una Santa, dal gonnellino svolazzante e la curiosa tendenza a –ahem– inginocchiarsi.
Fulminata la Santa e il suo abbigliamento con una rapida occhiata di complicità femminile, tra una tartina e l’altra si passa alle chiacchiere.
La Ieratica non conversa: enuclea. L’arrotatissima erre la aiuta. Il compagno, seduto al suo fianco, annuisce gravemente. Dopo un’attenta lectio sulla spirrritualità dell’India, il cinema d’essai, l’Inferrrno di Dante e i Dialoghi delle Carrrmelitane di Berrrnanos, Quella Con Le Tette Di Fuori si prende la briga e di certo il gusto di riportare tutti coi piedi per terra: “Ma di che cazzo state parlando ?“.
Nel frattempo, Dominatrix controlla il filo dei tacchi, s’inumidisce il dito e lo passa sugli stivali neri appena lucidati, mentre sceglie lo schiavo per la notte. Ad ogni risata scuote la chioma bionda platino e le ciocche schioccano come un gatto a nove code.
Alla fine, storditi dallo spumante e dalle chiacchiere ci si ritrova tutti in piedi nell’ingresso. Baci seminaristici, sorrisi, strette di mano e saluti terribili come “Heilà !” o “Salve !” o il famigerato “Alla prossima !“. Domani è un altro giorno e l’ufficio attende, rassicurante.

L’Uomo Solo Al Mondo

9 gennaio 2007

L’Uomo Solo Al Mondo non è affatto infelice né orfano. Semplicemente, non concepisce l’esistenza di altri abitanti su questa Terra.

L’Uomo Solo Al Mondo, quando viaggia in aereo, sistema la sua 24 ore in pelle nella cappelliera vuota, richiudendola accuratamente subito dopo. Tanto, viaggia da solo. Chi mai potrebbe porre altri bagagli nella stessa cappelliera ?

L’Uomo Solo Al Mondo , quando viaggia in metrò, legge il suo quotidiano aprendolo in tutta la sua magnifica estensione, abbracciato alla sbarra di sostegno. Tanto, viaggia da solo.

L’Uomo Solo Al Mondo  ha un concetto tutto suo dell’appendiabiti. Quando arriva in ufficio, attacca il cappotto a un gancio, la giacca a un altro, la sciarpa a un altro e il cappello a un altro ancora. I guanti li deposita, perfettamente allineati, a cavallo degli ultimi due ganci disponibili. Tanto, lavora da solo.

L’Uomo Solo Al Mondo  talvolta guarisce, incontra una Donna Sola Al Mondo. Genera molti Figli Soli Al Mondo, formando così una numerosa famiglia, la Famiglia Sola Al Mondo, con la quale passeggerà, tenendosi per mano e occupando l’intero spazio del marciapiede, ridendo e scherzando, soffermandosi a tratti, tutti incommensurabilmente felici di essere soli, al mondo.

The show goes on

4 gennaio 2007

Evviva il 2007, rinnovato palcoscenico per le più antiche commedie. Per i gruppi di colleghi che si raccontano la notte di Capodanno, i maschi che, ancora, si vantano delle grandi bevute, le femmine che, ancora, raccontano delle decine di corteggiatori -ubriachi- che hanno sdegnosamente respinto, salvando così la propria immacolata virtù.

Evviva.

L’Eco Mobile Personale

16 novembre 2006

In dotazione a presidenti, amministratori unici, vision leader, strategic thinker, technology evangelist, guru appare frequentemente l’Eco Mobile Personale, o EMP.
Non e’ un benefit, non e’ tassabile, e’ uno status symbol, un segno del potere.
Perche’ e’ un’eco ? Perche’ qualunque frase o concetto che gli illustri titolari elargiscono al mondo, viene immediatamente ripetuto dal loro EMP. Per esempio, in ufficio: “Perche’ qui non mettiamo il logo dell’Azienda in blu invece che in rosso ?”  e subito l’EMP: “Il logo starebbe meglio in blu invece che in rosso“; oppure in societa’: “Ieri sera sono andato a cena alla Taverna del Febbricitante ma ho mangiato male” e l’EMP implacabile “La qualita’ della Taverna del Febbricitante e’ davvero calata”  e via cosi’.
Perche’ e’ mobile ? Perche’ li segue ovunque, piu’ fedele di un cane, piu’ inseparabile della stessa ombra: in ufficio, a casa, al tennis club, al fitness club, in vacanza. Non sono costretti a scalare le tre Cime di Lavaredo e ad urlare “Bella li’ !” a venti sotto zero. Basta restare seduti in poltrona, posare il whisky  e sputare una qualunque frase fatta.
Perche’ e’ personale ? Perche’ e’ di loro esclusiva proprieta’. Sulle Tre Cime, qualunque pirla che grida ottiene la sua bella eco, democratica, egualitaria, sindacale. Ma in ufficio, quello stesso pirla puo’ dire quello che vuole, persino enunciare modifiche alla teoria della relativita’ e nessuno lo notera’, figurarsi ripeterlo.
E’ un’eco naturale o artificiale ? E’ di piu’. Molto di piu’. E’ umana. E’ quella personcina un po’ anonima che sta sempre due-tre passi dietro il guru.
Una differente scuola di pensiero si accontenta di chiamarli tirapiedi.

Il Monte-Ore-Sonno

15 ottobre 2006

Ci sono persone che organizzano la propria settimana secondo il monte-ore-sonno (MOS). Il MOS e’ una quantita’ arbitraria di ore che dovranno -tassativamente- essere passate dormendo, nel corso dei sette giorni. Il titolare del MOS ha facolta’ di definirlo in un arco di tempo tra le 17 della domenica e le 7.30 del lunedi’. Il MOS non e’ fisso ma puo’ variare di settimana in settimana. Inoltre, e’ possibile ridiscuterlo dinamicamente e ri-verificarlo di giorno in giorno, a seconda dei propri parametri psico-somatici. Ogni mattina il titolare, in base alla qualita’ della notte trascorsa e degli impegni previsti nel giorno (inclusi riunioni con il capo, scioperi dell’autobus, litigi vari con commercianti e altri, inviti a cena dai suoceri, cinema, varie ed eventuali) definisce l’ora precisa in cui, la sera stessa, dovra’ infilarsi nel proprio letto (o altrui, non ci sono limitazioni al riguardo), pena l’insorgere di dolorosi sensi di colpa e constatazioni della propria nullita’.
Il titolare deve essere dotato di grande forza di volonta’, carattere e capacita’ negoziali. Concertare il monte-ore con gli amici e’ molto difficile. La concertazione con partner, mogli, fidanzate e affini e’ impossibile e se ne sconsiglia vivamente la pratica. Nei casi piu’ gravi, questa puo’ condurre alla loro sparizione piu’ o meno immediata.
Eventuali pratiche sessuali sfrenate, notti di passione, prestazioni da Guinness, anche se effettuate in un letto, non valgono al raggiungimento della soglia.
Rigorose ricerche scientifiche su campioni di popolazione hanno mostrato che il 90% dei praticanti il MOS studia o ha studiato ingegneria.

Della democrazia e le abitudini alimentari

4 ottobre 2006

Ci sono persone che, invitate a cena, possono permettersi di rifiutare i piatti più raffinati, gustosi e di ardua preparazione. Davanti a un Grand Coq-au-vin Royal dichiarerebbero con sussiego: “Io mi nutro soltanto di carcasse di lontra putrefatte, in salsa di noci“. Al che, tutti i presenti approverebbero. “Ma certo, è naturale, ci mancherebbe“, scambiandosi cenni di approvazione; “Chi non apprezza la lontra putrefatta oggigiorno ?“, come se constatassero una cosa ovvia, lapalissiana. Un imprenditore -che a una tavola di certe pretese non manca mai- commenterebbe: “Finalmente qualcuno che sa quello che vuole, perbacco“. Una ragazza, con gli occhi che brillano: “E com’è distinto !“. La padrona di casa si precipiterebbe al telefono: “Una carcassa di lontra, subito, maledizione !“.
Ad altri ciò non è concesso.
Altri riceverebbero un piatto di mezze penne (scotte) e subirebbero l’annuncio trillante della cuoca: “Naturalmente ci ho messo una robusta dose di peperoncino di Cayenna!“. Tra le grida di esultanza dei presenti uno alzerebbe, timido, la manina. “Si potrebbe avere senza peperoncino ?” “Eh no, ci ho messo tutto il sacco che mi ha portato Fernanda dalle vacanze“. “Perché io non posso mangiare cibi piccanti“.
Silenzio di tomba. La tavola ammutolisce. L’attenzione si concentra sullo sciagurato.
Non ti piace il peperoncino ?
Non ho detto che non mi piace, ho detto che non posso mangiarlo.
Perché ?
Perché mi fa male.
Inizia la sarabanda.
E quello che si dà arie da nutrizionista: “Tutti i medici ormai concordano nel ritenerlo un alimento salutare e consigliabile a tutti.
E la ragazza di prima, a mezza voce: “Ma che antipatico!
E quello che insiste: “Come le fa male ?
E l’esagerato-morboso: “Vuoi dire che se per sbaglio ne mangi un frammento ci rimani ?
E la cuoca, con aria triste: “Ma…la ricetta prevede il peperoncino…pensavo piacesse a tutti…non volevo fare stare male nessuno…“, scoppiando in un pianto dirotto.
E il padrone di casa, segretamente innamorato della cuoca: “Lo vede, con le sue assurde pretese ?

E tutti gli altri in coro: “Che sarà mai un po’ di peperoncino, suvvia. Un po’ di adattamento, che diamine !

E ancora quello che insiste: “Ma di preciso perché le fa male, che cosa le provoca, eh ?” e insiste, e insiste, e insiste…
Lo sciagurato balza in piedi pestando un pugno sul tavolo che fa saltare bicchieri e posate.
Perché mi brucia il culo !” urla.