Archive for the ‘Istorie giammai contate di personaggi noti assai’ Category

Ricky Ginger

27 giugno 2007

Ricky Ginger compare la sera di un giorno di fine estate al bar-latteria del quartiere, chissà da dove. Nessuno l’ha mai visto prima. Non si sa dove abita, chi sia sua madre, quali galere abbia visitato suo padre. Tutti fingono di non notarlo ma lo sorvegliano con la coda dell’occhio. Fuori, soltanto zanzare e un cane randagio che abbaia. Un gatto nero fa capolino sulla soglia, poi scappa, attraversa la strada. Un’auto verde inchioda per non investirlo, la frenata stridente congela il fumo delle sigarette.

Un po’ svantaggiato in altezza, Ricky indossa stivaletti neri con tacco, un giubbotto di pelle nera, jeans, occhiali da sole a goccia. Ordina una peroni ghiacciata, si volta, lancia un’occhiata in giro e si stacca dal banco con passo molleggiato, fino ad appoggiarsi al muro, di fianco al juke-box. Col piede sinistro batte il tempo della canzone, un classico del rock-and-roll.

La Carmen, cassiera del bar latteria, si presenta come attrice della trans-avanguardia caduta in disgrazia per colpa di un produttore sporcaccione, che le aveva richiesto prestazioni extra e persino gratis. Due film, tre mariti alle spalle. Un buon numero di uomini intorno. Un duro della mala al fianco. Un incerto futuro -alla cassa- davanti. Si innamora di Ricky non appena finisce la canzone e lui, senza neanche guardare, programma quella di Love Story, come se conoscesse a memoria tutte le combinazioni dei juke-box di tutta Milano. Dal suo sgabello all’ingresso, gli lancia un’occhiata sfrontata, si passa la lingua sulle labbra, si accende un’altra sigaretta inglese. Accavalla le lunghe gambe, sollevando distratta la gonna.

Il Pippo Busegon, detto il Bullo della Bullona, perché sulla piazza non c’erano più titoli disponibili e a lui andava bene anche quello, decide che non può più tollerare questo affronto. La Carmen è la sua donna, ne va della sua reputazione. Sbatte le carte sul tavolo – aveva anche una buona mano, accidenti – e si avvicina minaccioso a Ricky. Nonostante i quarant’anni a Milano, il Pippo ha ancora qualche problema di dizione dialettale veneta.

“Te, piccoetto ! Quea xè a me dona. Ti ga capìo ?”

Ma Ricky non gli lascia terminare la frase. Si stacca dal muro e, senza dire una parola, molla al Pippo uno schiaffone, facendolo roteare su se stesso e poi cadere lungo disteso. Il bar ammutolisce. Un tale in scarpe da ginnastica si avvicina al corpo per terra, cerca di farlo rinvenire, inutilmente. Un infarto ha fulminato il cuore fragile del Busegon.

Brividi di terrore corrono lungo la schiena dei presenti. Ricky non può restare, la sua sorte è segnata. Ha ucciso, anche se senza volerlo, il bullo della Bullona, protetto niente meno che dal Gino Cerutti, il boss dei boss. Deve fuggire, andarsene lontano. Dà un primo e ultimo bacio alla Carmen, che scoppia in lacrime. Esce dal bar, passa un filobus, lo prende al volo. Scende in Centrale, salta sul primo treno.

Quando arriva a Genova Sampierdarena, la leggera foschia dell’alba sta svanendo. Ricky s’imbarca su una nave uruguayana, fingendosi marinaio e uomo di fatica e dopo lunghe avventure arriva a Hollywood, California. Ogni tanto, nelle notti di luna piena, ripensa a Carmen e le manda un bacio, sapendo che non le arriverà mai. Cambia il suo nome in Richard Gere, prova a sfondare nel cinema.

Il resto è noto.

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Brando Pittaluga

23 febbraio 2007

Nasce a Genova nel popolarissimo rione di…di…come accidenti si chiama…va be’, da qualche parte a Genova, tanto il centro storico e’ tutto li’. Fin da bambino mostra una spiccata insofferenza ai luoghi comuni (quelli delle chiacchiere da comari, non quelli del quartiere). Per esempio, durante una vacanza estiva a Menaggio, con le suore Vulvarine di Santa Olinka Martire, un bambino del luogo gli chiede se e’ vero che suo padre e’ un camallo e cammina su un piede solo per fare durare le scarpe il doppio del tempo. Brando lo infila a testa in giu’ in una tanica di nafta del traghetto lacustre “Antonio de Curtis”. Fortunatamente la tanica e’ vuota e il padre del bambino rinuncia a sporgere denuncia.
Con l’arrivo dell’adolescenza, la sua insofferenza peggiora e ha sempre piu’ difficolta’ a controllare i propri scatti d’ira, vere e proprie furie che si scatenano per i motivi piu’ banali. Il padre, tapparellista in pensione, lo avvia allo studio delle arti marziali presso la palestra “Meglio Chiavari di Menaggio”. L’idea sembra funzionare e Brando vive alcuni anni  tranquilli e sereni.
Ma la sua natura si manifestera’, tragicamente, di nuovo.
Un giorno, mentre passeggia nella sua ridente citta’ natale, un distinto signore dal marcato accento marchigiano lo ferma per chiedergli un’informazione.
Mi scusi, da che parte per Porta Principe ?
Brando non risce a controllarsi. L’ennesimo fottuto forestiero che fa fottute domande a vanvera e non ha la minima fottuta idea di dove si trova (questo e’ cio’ che pensa lui, almeno). Lo prende per il bavero dell’impermeabile e comincia a scuoterlo tipo cocktail.
Si chiama Piazza Principe, PIAZZA Principe, hai capito ?“. Il poveretto se la vede brutta e cerca di chiamare aiuto. Brando ritorna lucido e scoppia a piangere, profondendosi in mille scuse e maledicendo il proprio cattivo carattere. Il signore, mosso a compassione, non sporge denuncia e gli offre un lavoro nell’informazione medico-scientifica.
Il rutilante mondo della sanita’ italiana gli sta stretto. Dopo due mesi lascia i genitori, la casa, la fidanzata Suellen e il gatto Giobatta e in una bella giornata di sole si imbarca su un volo per l’America. Si stabilisce a Hollywood e cambia il suo nome in Brad Pitt. Ogni tanto gli scappa un belin ma tanto e’ doppiato e non se ne accorge nessuno.
Il resto e’ noto.

Giorgio Cunei

17 febbraio 2007

Giorgio Cunei nasce, per l’appunto, a Cuneo da un’antica famiglia di imbalsamatori di struzzi. L’attivita’ del padre conosce proprio allora un momento di bassa fortuna e lo spettro della poverta’ comincia ad aggirarsi per la mente della madre, una contessina del ramo minore dei Belinengo Cauda. La vita di provincia sta ben presto stretta al giovane Giorgio che cresce alto e prestante, molto portato per lo sport e la caccia al tartufo. Si disinteressa dell’imbalsamazione e coltiva sogni artistici, fieramente avversato dal padre che progetta per lui una carriera bancaria. All’eta’ di quindici anni il circo Calamoccola visita Cuneo e la vita di Giorgio conosce la prima svolta fatale. Per l’occasione infatti il padre viene chiamato dal proprietario del circo ad imbalsamare lo struzzo Rex, protagonista dell’insuperato numero con la Donna Snodata, vera attrazione dello spettacolo. Il pennuto, costretto dalla partner a una ardita prestazione, e’ purtroppo mancato in giovane eta’ e il proprietario, a lui molto affezionato, desidera imbalsamarlo per poterlo tenere sempre con se’. L’occasione permette a Giorgio di conoscere i retroscena dell’affascinante mondo circense, popolato com’e’ di personaggi estremi e raminghi, un po’ zingari un po’ sognatori ma sempre romantici. La Donna Baffuta s’innamora di lui e Giorgio prova l’ebbrezza della sua prima volta, inaugurando una carriera di latin lover che passera’ alla storia. Progetta di travestirsi da Uomo Dalle Tre Gambe e fuggire con il carrozzone, ma la Donna Snodata pazzamente gelosa fa la spia a suo padre, che scopre i suoi piani e lo rinchiude nel collegio di S. Stupefazio dei Padri Onaniani nelle alte Langhe. Lo straziante addio alla Donna Baffuta restera’ sempre indelebilmente scolpito nella sua mente. La vita nel collegio e’ dura ma dopo un anno la vita di Giorgio conosce una nuova, terribile prova: la madre Contessina Marinella de Belinengo Cauda fugge in Estremo Oriente con un aitante ufficiale del Savoia Cavalleria oppresso dai debiti di gioco. Il padre, sconvolto, lo richiama in casa affinche’ sia il bastone della propria vecchiaia triste e disperata. Di lui non si hanno piu’ notizie fino alla visita militare, dopo la quale, grazie alle conoscenze del padre, viene assegnato proprio a Cuneo. La vita militare lo diverte, soprattutto in confronto a quella casalinga o all’orrido collegio. Consolida la propria fama di tombeur de femmes: tra le sue conquiste si ricordano Zelmaide e Cesara detta “la Pantera”, che incontra nella casa di Madame Pautasso. Il destino ha altro in serbo per lui: un bel giorno, entrato in camerata, vede cento uomini nudi, i suoi commilitoni. Un lampo gli illumina la coscienza e giunge alla piena consapevolezza di se’. Quella stessa notte, mentre infuria un incredibile temporale, fugge. Tra mille peripezie riesce ad arrivare a Genova e di la’ in America. Si stabilisce in California dove, un po’ per far perdere le proprie tracce un po’ perche’ si vergogna delle sue origini provinciali, cambia il suo nome in George Clooney.
Il resto e’ noto.