Archive for the ‘Mens sana in corpore sano’ Category

Se io fossi il CT…-V

5 luglio 2006

Il divertimento più profondo sarebbe il silenzio.

Immaginatevi la scena. Dove ? In conferenza stampa, alle interviste del giovedì, alla fine degli allenamenti, all’aggiornamento di Coverciano, alla finale dei Mondiali, in uno studio televisivo, affacciato al balcone di una stanza d’albergo, al telefono, al citofono in diretta via satellite, su una spiaggia apparentemente deserta delle isole Andamane inferiori. Ovunque alligni il Bravo Giornalista. Che non si aspetterebbe altro che una cosa: sentirmi parlare. Di qualunque argomento. In risposta a qualunque domanda. Con qualsivoglia parola, magari con qualche errore di grammatica, così potrebbe farsi bello, ridendo della mia ignoranza.

Invece io tacerei.

Perché tutti, ma proprio tutti, si aspetterebbero da me un commento, una polemica, un’esaltazione, un insulto, un parere. Un’espressione orale, insomma. A prescindere da qualsiasi doppio senso, sia chiaro. Fedele al detto “chi usa più di tre parole per esprimere un concetto è capace di qualsiasi crimine”, guarderei tutti con un misto di ironia e distacco.

Che emozione sarebbe vedere tutti intorno a me, i taccuini frementi, i microfoni branditi, i registratori sospesi ad altezza labbra. Tutti improvvisamente ammutoliti dal semplice alzarsi del mio dito mignolo. Tutti in attesa di un discorso, un’enciclica, una rivelazione. Si darebbero di gomito, azzittendosi a vicenda, in attesa di una parola. Che cosa ci racconterà oggi ? Ecco, si muove, sta per parlare, apre la bocca, parla ! No, non parla. Ma che fa ? Sbadiglia. Sbadiglia !? Ma perché non parla, insomma! Sarà stanco, no, è malato, si dimette, c’è un complotto dell’Opus Dei, della CIA, dei boy-scout! È uno scandalo, la Federazione deve prendere provvedimenti, avvertiamo l’ONU, i caschi blu, la Croce Rossa ! La gente vuole sapere !

Silenzio.

Li lascerei sfogarsi a volontà e fino allo sfinimento. E tutto d’un tratto, senza preavviso…li seppellirei con una frase fatta.

Se io fossi il CT…-IV

1 luglio 2006

Nella scelta dei convocati, un criterio semplice e, soprattutto, democratico. Perché perdere tempo con videocassette,Un pool di astrologi, scelti tra i più autorevoli esperti del settore, con la fondamentale consulenza dei direttori di Oggi, Gente e Sorrisi e Canzoni TV, mi indicherebbe di volta in volta i ventidue giocatori di serie A per i quali le stelle sono più favorevoli, con l’obbligo di inviarmi le segnalazioni, in busta chiusa e sotto la supervisione di un notaio, almeno quindici giorni prima di ogni incontro della Nazionale.

Se io fossi il CT… – III

26 giugno 2006

In panchina, adotterei uno stile compassato. La fedele pipa in bocca, un tabacco dolce per non disturbare le signore e signorine, un inappuntabile completo “fumo di Londra”. Manterrei un aplomb il più possibile britannico (e mi si perdoni il controsenso implicito tra una parola francese e un concetto inglese). Mi esprimerei con il compassato alfabeto del sopracciglio. Sbagliamo un rigore ? L’arbitro non vede un “mani” in area plateale ? Un impercettibile sollevarsi del mio sopracciglio sinistro indicherebbe il disaccordo. Segniamo al volo da trenta metri, all’incrocio dei pali, o dopo uno slalom tra dieci avversari, stile Maradona ? Un micro-decimo di millimetro del sopracciglio destro basterebbe per esultare. Vinciamo il Mondiale a punteggio pieno ? Un moderato sorriso e una stretta di mano, ferma e virile, ai collaboratori.

Se io fossi il CT…-II

23 giugno 2006

Delle possibili avversarie non perderei nessun incontro, per studiare i punti deboli e le tattiche vincenti. Sempre pronto a partire per aggiornamento professionale sul fuorigioco attivo e la zona mista, non mi dispiacerebbe il soprannome de "il CT con la valigia". Ometterei il trascurabile particolare che la mia valigia conterrebbe unicamente un paio di bermuda, una T-shirt, un costume e lo spazzolino da denti. Darei infatti assoluta – anzi, esclusiva – precedenza alle squadre che giocano in climi caldi, possibilmente in stadi a breve distanza da spiagge incontaminate, beach club, sea resort. Perché infliggersi masochistiche punizioni sotto la pioggia di Manchester o nella nebbia di Amburgo, dico io.

Se io fossi il CT… – I

21 giugno 2006

Se io fossi il Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio, mi divertirei da matti. Il guru a cui ispirarsi è ininfluente, scelga il lettore quello che preferisce dalla lunga storia degli Azzurri. Tizio, Caio, Sempronio, non mi interessa. La mia soddisfazione, infatti, non deriverebbe dalle scelte tecniche, finalmente libere e coerenti con quanto vado ripetendo ormai da decenni con gli amici del Bar Sport. Né dal gran traffico di veline, attrici, soubrette e via cinguettando intorno agli dei calciatori, un traffico del quale, sia pure in maniera indiretta, godrei senza scrupoli. Il grande campione ha sedotto e abbandonato la biondina? Eccomi a portarle premuroso una parola di conforto. L'imbattibile portiere si lascia uccellare da una palombella velenosa e va in crisi matrimoniale ? Eccomi ad ascoltare l'affranta consorte e ad offrirle una spalla su cui sfogare le amare lacrime. Il terribile centravanti fa cilecca ? Eccomi pronto a ristabilire la reputazione dell'italico amatore.

Il ciclismo

19 giugno 2006

Nel ciclismo bisogna volere la bicicletta e poi anche pedalare se no ti prendono in giro. C'è sempre un ottantenne che ti guarda scettico, ride sotto i baffi e ti distrugge con una frase fatta. "Eh, ai miei tempi…altro che adesso, voi giovani…sacrificio…fatica…comoda la vita…un po' di guerra" e via farfugliando.

Per andare in bicicletta occorre soddisfare alcune condizioni: depilarsi le gambe; indossare completini fucsia/verde smeraldo; stare attenti al sellino che poi la prostata son dolori. Alcuni si fanno chiamare Samantha ma non sono guardati di buon occhio.
Il ciclista approfitta di ogni momento libero per tenersi in allenamento: dopo l'ufficio, le domeniche, le feste nazionali e perfino la mattina di Natale, per fare una "sgambata". Non c'è malattia esantematica dei bambini che tenga. D'altra parte la passione è la passione. Una moglie petulante, comunque, aiuta.

Un Vero Ciclista, il cui nome è venerato dagli adepti, seguì pedalando il funerale dei propri genitori, perché era in ritardo con gli allenamenti. Il parroco non riuscì ad impedire che entrasse in chiesa in sella. In quell'occasione quell'eroe battè anche il record mondiale di surplace rimanendo piantato sui pedali a lato della "panca familiari", senza mettere i piedi a terra, per tutta la durata del rito funebre. Purtroppo il record non fu omologato in seguito a pressioni del Vaticano.

Il ciclista quando è in giro con il suo club "fa branco" e commette azioni di cui, da solo, si vergognerebbe. Bestemmia contro gli automobilisti, i pedoni, i gatti, il pavè e perfino contro il governo; passa con il rosso perché tanto lui non inquina; viaggia in "formazione a sette", ossia sette ciclisti affiancati in modo da occupare tutta la carreggiata, perché si ricordi, caro signore, che noi non inquiniamo, mica come voi; fischia alle belle ragazze e alle badanti ucraine; qualche volta, se è proprio sicuro che non possono inseguirlo, tira loro una bella pacca sul culo.

Alla sera si sente molto fiero, perché non ha inquinato.

Il bowling

21 maggio 2006

Il bowling e' un gioco molto elegante e lo si vede dalle scarpe. Ci sono perfino dei Circoli del Bowling, che richiedono anche la giacca e la cravatta ma lasciano liberta' di esultare con gesti molto volgari rivolti alla squadra avversaria.

Al bowling bisogna prenotare la pista lasciando il nome e aspettare almeno due ore, finche' non chiamano al microfono. Un mio amico si chiama Antongiulio Maria e lo lascia sempre per intero ma il tipo delle prenotazioni non lo capisce e alla fine chiama  "Fhgutnsdkjdsfsd**** pista quindici ! Fhgutnsdkjdsfsd**** pista quindici !". C'e' anche chi si chiama Marco e lascia proprio il nome Marco. Insomma in un modo o nell'altro tutti si assembrano alla cassa e volano parole grosse. A Rozzano passano direttamente ai coltelli.

Le ragazze non giocano a bowling perche' bisogna noleggiare le scarpette e non sanno chi se le e' infilate prima di loro.

Il mini-golf

17 maggio 2006

Il mini-golf è il fratello povero del golf, perché si può giocare anche se si lavora all'ATM e la moglie è casalinga.

Esso esiste in due versioni, all'aperto e indoor. Quando si va a giocare in uno all'aperto in genere piove, per cui quelli indoor sono sempre più frequentati. A Rapallo c'è poi la versione miniatur-golf, che si gioca con un cucchiaino invece della mazza, si sta tutti in venti metri quadri e alle cinque servono spuma e chinotto.

Le donne non apprezzano molto il mini-golf, preferirebbero andare al cine a vedere Vento di Passioni o Come l'acqua per il Cioccolato. Talvolta però giocano volentieri, per dare una lezione a quella smorfiosa della nuova ragazza del Paolo, ho visto che la guardavi porco ma è una cicciona.

Al mini-golf le ragazze non sanno dove appoggiare la borsa e gliela devi portare tu, per diciotto buche e una media di venti colpi a buca.

I ragazzi si atteggiano a grandi esperti ma arrivano in buca per puro caso e per il 90% del tempo guardano le ragazze quando si chinano a raccogliere la pallina. Il meno capace spiega il regolamento a tutti gli altri, citando i cinque campionati nazionali che ha visto in TV sul canale satellitare che gli ha regalato suo cugino taroccando la smart-card perché gli sport più interessanti li vedi soltanto con la parabola pirla.

Al mini-golf è permesso saltare di buca in buca ignorandone la numerazione, tanto è uguale e non stiamo tanto a fare i precisi. Le palline vengono lavate una volta ogni dieci anni, si riempiono di ogni sorta di zozzeria e alla fine del gioco hai tutte le mani nere.

Dopo la partita ti berresti volentieri una birra ma per lei si è fatto tardi, domani ci si alza presto per andare in gita e c'è anche il gatto che non sta bene.

Il golf

15 maggio 2006

Il golf è uno sport molto esclusivo dove si va molto a simpatia. Chi non ci ha mai giocato mastica amaro e cita la famosa battuta "per giocare a golf non è necessario essere stupidi, però aiuta" mentre distribuisce le carte del monopoli o legge una domanda del Trivial. Io l'ho sempre pensato del bridge.

Il golf aiuta a prevenire l'infarto, perché si cammina molto e in genere si gioca insieme a due o tre primari di cardio-chirurgia.

L'abbigliamento consigliato e' formale ma sportivo, alcuni prediligono lo sportivo ma formale, i bermuda sono ammessi ma soltanto se si portano le mazze a qualcun altro.

Le donne odiano il golf, preferiscono la boxe o l'ippodromo o andare a bere in un bar.

Il basket – II

10 maggio 2006

Il basket si chiama anche "Palla al cesto" ma è tutto da verificare perché me l'ha detto mio zio che ha 84 anni ed è nato in piazza Zavattari che una volta era tutta campagna.

Per giocare a basket occorrono una buona mira e un'idea anche approssimativa del regolamento, soprattutto del capitolo "Infrazioni" che, da solo, ne costituisce il 90%. L'idea generale è che, qualunque cosa si faccia in campo, è fallo. Gli arbitri interpretano il gioco secondo antiche regole esoteriche, infatti sono in due per poter chiudere meglio il cerchio spiritico.
Per esempio: siete perfettamente smarcati sotto canestro e ricevete il passaggio dal vostro compagno, ma l'arbitro A fischia.

"Fallo"

"Fallo ?"

Interviene l'arbitro B.

"E' rimasto nell'area dei tre secondi per 4,35 secondi e non ha alzato la gamba destra emettendo il verso dell'ornitorinco".

Oppure: recuperata la palla dopo un rimbalzo, scattate verso l'area avversaria palleggiando leggiadramente. Fischio.

"Ancora fallo !?"

"Infrazione dei dieci passi. La palla ha superato la linea ideale della natica destra".

Insomma chi capisce dei falli vince.