Archive for the ‘Milano’ Category

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggero

30 maggio 2011

Sull’autobus.

Passeggero, urla al cellulare: “Allora intesi, ci vediamo al bar all’angolo con via Noè. Sì, sì, un aperitivo poi andiamo a festeggiare la grande vittoria. Sì, ciao ccciaocciaoccciaocciao.” Chiude.

Venditore: “Noë.

P.: si volta, sorpreso e un po’ infastidito. “Come scusi ?

V.: “Noë.

P.: “Come sarebbe a dire, no eh ?

V.: “Si dice Noë, con l’accento sulla o. Inventore della stenografia in italiano. Noè è quello dell’arca.

P.: “Appunto, Noè.

V.: “Ma quale Noè, non ci sono vie intitolate a personaggi biblici a Milano. Ha mai sentito piazza Adamo e Eva, corso Matusalemme, via Mosè…?

P.: “Come no! Via Mosè Bianchi, giù verso la Fiera !

V.: “Mosè Bianchi ?

P.: “Quello delle tavole !

V.: “E secondo lei di cognome faceva Bianchi !?

P.: “E come doveva fare, Esposito ? Mi faccia il piacere !

Litigano.

La precisione delle lavanderie milanesi

31 ottobre 2010

Con le titolari di lavanderia a Milano non c’è dialogo: il loro professional jargon è ignoto ai comuni e sprovveduti clienti, e non mancano di farlo notare.

Prologo

Cliente con grande sporta di indumenti. Piove. Non sa come chiudere l’ombrello mentre tiene la sporta con l’altra mano. Appoggia la sporta per terra in equilibrio precario. Chiude l’ombrello e cerca dove depositarlo. Non c’è portaombrelli. La sporta si è naturalmente rovesciata spargendo il contenuto sull’ingresso e la segatura. Ributta gli indumenti e la segatura alla rinfusa nella sporta e la passa nella stessa mano dell’ombrello che può così liberamente sgocciolare all’interno. Spinge la porta della lavanderia, che però è chiusa, occorre suonare, perché con-tutte-queste-rapine-sapesse-signora-mia. Attende cinque minuti. Suona di nuovo. Aprono. Inciampa nello zerbino. Arriva al banco.

Scena.

Cliente: “Allora, abbiamo una giacca e un pantalone…

Titolare: “…un completo.

C.: “…due golf…

T.: “…due maglie.

C.: “...un giubbotto…

T.: “…un giubbino.

C.: “…un impermeabile…

T.: “…un soprabito.

C.: “…un paltò…

T.: “…un paletò.

C.: (quasi in lacrime) “…cinque cravatte!

T.: “…cinque cravatte.

C.: <sospiro>

Epilogo

T.: “Fanno 320 euro, pagamento anticipato, grazie.

Il manager del centro

24 aprile 2009

Buongiorno, sono un manager del centro. Come ? Quale centro ? Ma il centro di Milano, no ? Il centro motore della coscienza ecologica del Paese. Avrete certamente letto, sui più prestigiosi quotidiani, dei pubblici elogi alla nostra categoria da parte dell’Ill. Ecc. Dott. Ing. Cav. Assessore, perché siamo i maggiori utilizzatori delle mitiche biciclette del Comune. Noi, i manager del centro. Ed è vero, sapete ? Dite la verità: avete mai visto un netturbino di Niguarda o un pensionato del Corvetto girare con le biciclette del Comune ? Un no-global ? Una badante ? Una commessa del supermercato ? No ? Perché non sono manager del centro.

In sella al mio status-symbol scorrazzo libero e felice per le vie del centro, tra casa e ufficio, tra una riunione strategica e un market planning, tra un executive meeting e un work in progress, tra un panino al bar e un aperitivo glamour. Perché sono un manager del centro. Anima verde del sistema-paese. E’ vero, spesso viaggio anche sui marciapiedi arrotando le vecchine. Ehi, rilassatevi, gente, che male c’è ? Ricordatevi che io giro in bicicletta e non inquino, mica come quelli in macchina.

Mia moglie, a proposito, guida un 4×4-8000-V12-cerchi-in-lega-anti-intrusion-system. “Perché” mi ha detto “per la sicurezza dei tuoi figli non devi badare a spese!“. Lì per lì sono rimasto un po’ interdetto, cioè, in fondo sono anche suoi i figli, no ? Poi ho capito che ha ragione, che è giusto soddisfare le sue istanze paritarie di donna indipendente.

Perché io ho una grande sensibilità sociale e diciamo la verità: con una coscienza ecologica si nasce o non si nasce e io, modestamente, lo nacqui.

La profezia del cestino

3 ottobre 2007

Disse il veggente Rumentadamus: “Verrà un giorno in cui nella via in cui abiti non sarà rimasto neanche un cestino per i rifiuti e tutti, tutti, ma proprio tutti, ricchi e bambini, poveri e donne, ubriachi e battone, suore e volontari del soccorso butteranno i loro scarti per terra, in allegra e compiuta democrazia, chè tanto poi ci sarà il lavaggio strade, e i vigili attenti e inflessibili. Ho detto.

Il lettore in metrò

20 giugno 2007

Il lettore in metrò compie la sua missione: leggere. In piedi o seduto, preferibilmente seduto, affonda lo sguardo e concentra la mente, il corpo tutto teso al suo unico sforzo: leggere. Mistici indiani, puttanieri latino-americani, erotisti danesi, umoristi sovietici, saggisti cubani, giallisti eugubini, qualunquisti veronesi, non importa autore o argomento o formato, purché corretto, democratico e popolare, perché la missione è la missione. Intorno a lui nulla può distrarlo: seni prorompenti o perizoma, musici bosniaci, attacchi atomici, richieste di informazioni, perché la missione è la missione. La lettura pervade e arde nel petto: il lettore in metrò non può permettersi pause. Fin dal momento in cui scende le scale della stazione, sfodera il suo gioiello stampato e incede come un prete col suo breviario, salmodiando tra sè e sè. Il lettore in metrò sta anche davanti all’uscita e non può accorgersi di chi deve scendere, non ha mica gli occhi sulla nuca, che diamine; se scende, cammina lentamente per la banchina facendosi beffe di chi, crasso ignorante, ha fretta, perché che cosa sono cinque minuti di ritardo di fronte alla Cultura ?
Qualche volta il lettore in metrò fa una pausa, alza gli occhi e contempla lo sfacelo dei corpi e delle menti. Immagina lager di lettura, programmi di rieducazione, seminari per operai e contadini. Poi lo sguardo ritorna alle usate pagine.

4 maggio 2007

Qui a Milano il venerdì è dedicato a due principali attività:

  • scioperi di vario tipo
  • muoversi nel metrò trascinandosi dietro un trolley.

Quest’ultima abitudine è molto femminile – i maschi, specialmente nei dintorni del Politecnico, preferiscono lo zainetto da geek. Sguardo altero, passo cadenzato e assertivo, cipiglio severo, le bellissime signore e signorine difendono le proprie scelte libere e indipendenti in fatto di valigie, talvolta ricorrendo anche alle maniere forti se qualcuno spinge un po’ troppo.

Chissà se proprio tutte hanno bisogno del trolley. Magari alcune non devono, in fondo, andare da nessuna parte. Magari lo hanno visto su un magazine, l’ha consigliato loro un amico gay, ce l’ha una loro conoscente antipatica e non vogliono essere da meno. Allora corrono al negozio o al centro commerciale, ne comprano uno nuovo -non sia mai che se ne usi uno vecchio-, anzi due, uno da usare con i pantaloni e uno con la gonna, ci sbattono dentro due cianfrusaglie, anzi lo lasciano vuoto e via ! Linea 1, linea 2, linea 3…senza confini !

Via da Milano !

15 gennaio 2007

A tavola con amici e conoscenti, il dirigente bancario tiene banco e suscita l’ammirazione di tutte le signore presenti spiegando, con un filo di condiscendenza per i commensali meno aperti di mente, perche’ ha scelto di lasciare Milano e prendere casa a Mascano Ruttane.
Cosi’ voi abitate ancora a Milano…come fate, dico io. Vero cara ?” si volta con un ghigno d’intesa verso la moglie, la quale con un orecchio chiama la baby-sitter a casa, con l’altro ascolta il marito. In entrambi i casi annuisce, con l’espressione di chi approva tutto, l’ora di nanna dei figli e le scelte illuminate del consorte.
Il traffico, l’inquinamento, il parcheggio…sparano addirittura per strada !
La moglie interviene con aria scandalizzata.
E bisogna lavarsi i capelli tutti i giorni !” poi ritorna a parlare con la baby-sitter “…si’, Lucrezia. Se non si addormentano tre gocce di valeriana ciascuno in un po’ di camomilla calda, si’.
A un certo punto ho guardato mia moglie e le ho detto: dobbiamo andarcene da qui. Ne va del bene dei nostri figli” riprende lui, lanciando occhiate intorno per cogliere segnali di approvazione.
Esattamente, dove si trova Mascano ?” chiede uno degli amici.
Mascano Ruttane, per la precisione” corregge lui “scusa, ci tengo perche’ Mascano Borgo e’ un posto molto piu’ degradato. Guarda, e’ sulla provinciale per Carmenugo, appena passato Murfonate. Il rappresentante dell’agenzia ci diceva, a quindici minuti da piazza Duomo, ci diceva e sapete una cosa ? E’ proprio vero ! Almeno, se non c’e’ nebbia.
Ma caro, in fondo che ce ne importa di piazza Duomo ? Non ci andavamo mai ed e’ piena di peruviani…
Appunto, cara, proprio cio’ che stavo per dire.
Come vi trovate ? Un po’ isolati, forse” osserva l’incauto commensale.
I due scattano all’unisono.
Niente affatto ! Noi siamo in campagna, caro mio, in campagna, altro che Milano. Aria pura, sempre fresca ! In media, un due-due gradi e mezzo meno che in citta’. L’ideale per morire in perfetta forma ! Vita a misura d’uomo, altro che isolati. Isolati siete a voi a Milano, che non vi conoscete neanche tra vicini di pianerottolo, che se uno per disgrazia muore non se ne accorge nessuno per una settimana…
Beh, io coi miei vicini vado molto d’accordo.” insiste lo sventurato.
Ma e’ vita secondo te ? Da noi tutti sono educatissimi e si spostano soltanto in bicicletta. Anche i ladri, che saranno anche ladri ma salutano sempre per primi, caro mio. Da noi e’ rimasto intatto il sapore delle cose di una volta. Ho un magnifico giardino e un grandissimo barbecue-
Il doppio di quello del vicino” puntualizza la moglie.
Gia’, alla facciaccia sua ! Alla panetteria del centro commerciale la fornitura del Mulino Bianco arriva puntualissima ogni mercoledi’ mattina. C’e’ anche un veterinario, rigorosamente astemio pero’. E poi storia, tradizioni…ma lo sapete che ogni mese di luglio l’ipermercato organizza il palio delle contrade ? E se posso confidarvi un segreto…” strizza l’occhio mentre la moglie e’ in bagno “…il traffico non ha ancora reso impossibile l’adulterio, neanche nelle ore di punta !” conclude trionfante. Tutti ridono, ammirati. Una delle signore rimbrotta il marito: “Vedi ? Quante volte ti ho chiesto di trasferirci ? Ma tu non mi ascolti mai, eh ?“. “Lo dici per l’aria pura o per l’adulterio ?” risponde lui troncando la discussione.
Intanto la star della serata continua, implacabile.
Certo, non sono tutte rose e fiori. Talvolta c’e’ qualche inconveniente. Una sera, tornavo dal lavoro sulla mia station-wagon aziendale. Aria condizionata, CD ambient di quelli che piacciono a me. Arrivo all’ingresso della residenza, saluto la guardia giurata, gli lascio un documento per identificarmi, come al solito. Imbocco la via e mi fermo di fronte alla villa. Una ridente antenna parabolica svetta sul tetto. Il cane abbaia festoso. Apro il cancello con il telecomando, parcheggio nel box triplo. Salgo in soggiorno, bacio moglie e figli ma qualcosa, inconsciamente, mi turba. Non capisco, mi cade l’occhio sul modello di TV…ero a casa di un altro !

Al cinema

8 gennaio 2007

Il Giulivo Cliente (GC) si avvicina alla cassa. Il Cassiere Con Esperienza (CCE), lo sguardo vacuo, attende la richiesta.

GC: “Buonasera !”

CCE: “…”

GC: “Quattro biglietti per la sala 3.”

CCE batte sulla tastiera. Il computer, meraviglia delle meraviglie, applica sofisticatissimi algoritmi e individua i 4 posti migliori al momento. Rumore di stampa. CCE, lo sguardo sempre vacuo, porge i biglietti a GC.

CCE: “Fanno trenta euro.”

GC estrae la carta di credito, con grande classe. CCE ha un lampo improvviso.

CCE: “Eh no.”

GC: “Come no ?”

CCE: “Doveva dirmelo prima.”

GC: “Come, prima ? Prima quando ? Le facevo una telefonata da casa ?”

CCE: “Se me lo diceva prima, le dicevo che si può pagare con la carta ma prima di emettere i biglietti.”

GC: “…”

CCE: “Queste cose bisogna saperle prima. Il prossimo !”

Le voci in metrò

21 dicembre 2006

Nella metropolitana milanese si sentono le voci ma non è un fenomeno psichiatrico di massa: è il suo normale funzionamento. C’è la voce gne-gne, la voce english woman, la voce coi baffi.
La voce gne-gne annuncia importanti iniziative per i giovani (tipo: festa con fumo gratis a Pioltello) e terribili castighi per studenti e teenager che non hanno ancora ritirato il nuovo abbonamento. La voce gne-gne ha sedici anni e legge come se declamasse l’Eneide di fronte alla prof di latino.  Per compiacere il target giovane, in sottofondo pare di sentire Britney Spears. Ha un forte accento lombardo perché ogni tanto le fanno leggere qualcosa per i pensionati e bisogna venire incontro alle esigenze del territorio.
La voce english woman è dedicata ai turisti e agli uomini d’affari stranieri, gente che viene a Milano per trattare miliardi e non ha tempo da perdere. Legge gli annunci in due lingue, l’italiano e qualcosa tipo l’inglese. D’altra parte, ha imparato l’inglese alla scuola Radio Elettra, dove il professor Mistrutta le ha insegnato che l’inglese ormai è morto, non esiste: esistono i dialetti inglesi, come l’americano, l’australiano eccetera. Lei ha scelto la variante Bovisa. Non è chiaro se parlare con una patata in bocca sia parimenti un insegnamento dell’illustre accademico, lei però vi si attiene rigorosamente. Ho visto turisti disperati buttarsi in ginocchio ai miei piedi, urlando “Che cosa ha detto ? Vi prego, signore, che cosa ha detto ? Io devo saperlo, capite ? Devo !“.
La voce coi baffi è quella più temuta dai passeggeri, perché spesso annuncia guasti, disastri ambientali e guerre nucleari. Ex-attore della scuola del Piccolo, costretto a impiegarsi nei servizi di trasporto pubblico dopo una vita di dissipatezze, la voce coi baffi lascia, tra una frase e l’altra, pause da grande oratore, per aumentare il pathos e strappare l’applauso. Col tempo, ha sviluppato anche una strana idiosincrasia per gli articoli e parla come una badante moldava. “Attenzione prego !” <pausa> Il pathos aumenta. “Causa guasto in stazione XYZ, circolazione treni è interrotta in tutte direzioni” <pausa> Qui l’applauso non parte perché il gentile pubblico, ossia i passeggeri, è impegnato a sacramentare. “A treno completo non insistere in salita, altro treno attende di entrare in stazione“.

28 ottobre 2006

Passi per una qualunque via di una indifferente citta’ studi di una piovosa Milano, saetti agile tra le auto in senso inverso e il pullman fermo in doppia fila di fronte alla pizzeria, quasi sicuramente cino-egiziana, imprechi, rabbrividisci, schivi gli specchietti altrui, cambi stazione della radio ma quanta pubblicita’ si incenerissero tutte, maledette, cogli con la coda dell’occhio quel fiumiciattolo di persone che scendono dal pullman e in fila indiana si infilano in pizzeria, hanno eta’ poco giovani, qualche figlio, vestiti normali, un cappello, un marsupio, una borsa capiente un ombrello un bollino verde sul bavero della giacca, chissa’ ti chiedi che cosa si aspettano da quella cena, un menu caratteristico, un’allegra serata, una bevuta, uno sguardo rivelatore su Milano, qualcosa da raccontare alla sorella rimasta a casa, qualcosa da ricordare, qualcosa da provare a cucinare una volta tornati, poi allarghi il pensiero a che cosa si aspettano da questo loro viaggio, se si aspettano qualcosa, in generale, ancora, se si trovano bene col gruppo, a Milano, in Italia, nella loro vita, se hanno un uomo o una donna al loro fianco per commentare  la pizza, ridere delle barzellette, rispondere ai brindisi guardandosi negli occhi, alla fine non puoi evitare il ricordo di quando scendevi anche tu da uno di quei pullman e ti guardavi intorno, straniero in una citta’ straniera, senza occhi in cui annegare un vino acido e ti sei detto mai piu’, mai piu’, mai piu’.
Scatta il verde, la radio piange jazz. Milano bussa pioggia sul parabrezza. Via.