Archive for the ‘Misteri della vita’ Category

A man and his barber

24 settembre 2007

Abbiamo analizzato, discusso, dissezionato, deprecato, descritto in innumerevoli saggi, libri, film e canzoni l’incomunicabilità tra donna e uomo; abbiamo teorizzato, constatato e infine accettato l’incomunicabilità tra le rispettive varianti e relative combinazioni; ci siamo spinti oltre la prometeica frontiera della inimmaginabile e innominabile incomunicabilità tra gli umani e il proprio cane: è giunta l’ora di squarciare il velo su un altro macigno che pesa sulla civiltà occidentale: l’incomunicabilità tra l’uomo e il suo barbiere.

Quell’uomo in giacca-camice bianca un po’ da infermiere psichiatrico, che maneggia esperto un rasoio a pochi centimetri dalla nostra giugulare, che dissimula la sua indignazione quando ci vede varcare la soglia del suo feudo alle 7 del venerdì sera, che sfodera il suo brillante sorriso se invece ci vede alle 8 del sabato mattina per trattenerci colà fino alle 14, ci accoglie con uno squillante “Buongiorno ingegnere ! Il solito ?” e noi, pigri distratti sciagurati e incoscienti, ogni volta rispondiamo ““, per farla breve, pensando ogni volta che la definizione di “solito”, dopo quindici anni di frequentazione, sia ormai concordata tra le parti.

Invece no, perche’ ciascuno dei due concepisce il “solito” in maniera diametralmente opposta.

Dice: imponiti, sii deciso, fai sentire la tua volontà, esercita il tuo sacrosanto diritto di cliente che ha sempre ragione. “Me li faccia ben corti, sfumati sulla nuca e senza riga. Niente gel.“, dici perentorio. Dopo mezz’ora di taglia, accorcia, sfuma, cesella, sforbicia, il tuo personal hair-dresser strappa, con un coreografico “Voilà !” e magari un saltello, il mini-lenzuolo che ti ha strangolato fino a quel momento. Ti rimetti gli occhiali e…basette lunghe due dita, riga a destra stile fotografia di classe in quinta elementare. Ti ha risparmiato il gel, pero’. Fremente di rabbia e di delusione dici a te stesso “Adesso basta !“, infili il cappotto, ti avvicini alla cassa pronto a fare un quarantotto. Paghi, prendi la ricevuta e via. “Arrivederci ingegnere, ci vediamo il mese prossimo!“.

Feste in società

31 agosto 2007

Accade talvolta di essere invitati a una certa festa, nell’attico panoramico o nella villa in campagna di qualche conoscente o collega o vecchia compagna di scuola ritrovata.

All’arrivo, abbracci e sorrisi e baci affettuosi, è un piacere avervi qui, non vedevamo l’ora e via sviolinando.

Il giorno dopo, nulla. Nessuna telefonata di ringraziamento. Il giorno dopo ancora, la settimana dopo, il mese, l’anno: nulla. Il collega, il conoscente, la compagna di scuola, spariti, volatilizzati.

Si ritorna quindi con la mente alla festa, nell’ostinata ricerca di quella frase, quel gesto, quell’occhiata di troppo che potrebbero avere incrinato qualcosa.

Forse perché erano tutti un po’ dei tromboni e vi siete consolati con cinque martini ?

Forse quando, dopo il terzo martini, avete accolto il generale Wienerschnitzel, amico personale del padrone di casa da tre generazioni, con una sonora pacca sulla schiena esclamando “Ehilà, vecchia carcassa !” ?

O quando avete dato di gomito a un nanerottolo in smoking, strizzandogli l’occhio e indicando una signora stravaccata su un divano, scollatura abissale, una tetta di fuori, stacco lungo di coscia a vista, perizoma a filo, tacco quindici, trucco pesante, chiappa tatuata, gli avete domandato: “Chi è il mignottone ?“, e quello gli è preso un colpo di tosse che quasi sputava la dentiera nel bicchiere, è diventato viola e ha sibilato: “Mia moglie !“, e vi siete salvati in corner balbettando: “Bella donna !” ?

O magari perché, da perfetti gentleman, avete portato in dono un mazzo di fiori per la padrona di casa ? Gerbere, dovrebbero piacere a tutte, santa pazienza. Magari lei odia le gerbere. Magari le ricordano una vecchia zia austriaca che le tirava le dita dei piedi per obbligarla ad alzarsi. Un momento ! Mentre un martello pneumatico, gentilmente offerto dai cinque martini, vi trapana la testa, ricordate che le gerbere sono sparite subito dalla vista, e le avete ritrovate più tardi, usufruendo del bagnetto di servizio, in un vaso di plastica della Lidl di fronte al bidet.

Oppure…sì, quando vi hanno malauguratamente coinvolto in una dottissima discussione sulla Bauhaus. “Lei conosce misvenderò ?” aveva domandato a tradimento una bionda. “Chi ?” “Mies Van der Rohe !” Colti alla sprovvista, avevate pensato a un centravanti del Feyenoord degli anni ’70, ma nel dubbio vi eravate buttati, alla garibaldina, fissando la bionda con occhio languido. “Personalmente no, ma è un grande amico di mio fratello !” “Ma che dice ? Se è morto da decenni !” “Davvero ? Chissà come ci resterà male mio fratello ! Un altro martini ?

Mah.

Il Carlo

21 agosto 2006

Se fate parte di un’associazione, un club, un circolo, una bocciofila, insomma qualsiasi entità che raggruppa individui non necessariamente parenti o amici intimi, allora tra i vostri consoci si annida senz’altro “il Carlo”. Per ragioni che sfuggono ai più, “il Carlo” è il protagonista indispensabile e inevitabile di qualunque conversazione su qualsiasi argomento, pur non essendo mai presente di persona. Una figura mitica.

Alcuni esempi:

Chissà dov’è il Carlo…
Chissà che cosa sta facendo adesso il Carlo…
Avete visto il Carlo ?
Speriamo che stasera venga il Carlo
Il Carlo è in macchina con te ?

“Il Carlo” è un punto di riferimento, un faro.

E il Carlo che cosa ne pensa ?
Chiediamo al Carlo che è un esperto
Queste cose il Carlo le insegna agli americani“.

Molti, per sembrare più in confidenza, affettano rapporti privilegiati.

Mi ha chiamato un’ora fa, ci sentiamo tutti i giorni
Mi ha detto che è in ferie per una settimana ad Arma di Taggia in pensione, tutto pagato
Ma no, ha chiamato me da Bangkok dieci minuti fa, è in trasferta di lavoro e vi saluta tutti“.

“Il Carlo” è dotato di fascino irresistibile ed è un uomo che non deve chiedere, mai. Alcuni, che sono uomini di mondo, si danno di gomito e si strizzano l’occhio.

Eh, chissà quante se ne tromba il Carlo
C’erano due bionde che facevano il filo al Carlo
Al Carlo non gliene sfugge una, cari miei“.

Raramente capita che qualche sconsiderato, più perplesso che malizioso, alzi la mano e chieda:
Scusate, ma chi cazzo è questo Carlo ?
Dopo un breve  istante di smarrimento, ricomincia la musica:
Ma come non conosci il Carlo !
Non hai mai visto il Carlo ?
Mercoledì prossimo ti presento il Carlo“.

L’adesivo del WWF

25 aprile 2006

Varianti: Energia nucleare ? No, grazie; W le bio-masse.

Campione statistico: amanti della natura, animalisti, rigorosamente motorizzati.

Oggetto: adesivo sfoggiato da incorruttibili salutisti, che considerano terribilmente nocivi i gas di scarico (dell'altrui automobile).

Fenomenologia: l'inalienabile e irrinunciabile diritto alle domeniche ecologiche, purché lontano dal ponte del 25.

Quesito per le domeniche di pioggia: se il treno viaggiasse a energia eolica, lo userebbero di più ?

Le riviste “femminili”

17 aprile 2006

Campione statistico: riviste patinate, peso medio Kg. 4.5. Disponibili presso studi estetici, pettinatrici, spiagge.

Oggetto: inseparabili compagne di vita della donna moderna, che e' al passo coi tempi ma legata alla tradizione; spregiudicata ma timida; impegnata nel lavoro ma attenta alla famiglia; sensibile ma spietata; padrona di sè ma in cerca di sicurezze; indipendente ma alla ricerca di un compagno forte.

Fenomenologia
Nel 1970: percentuale femminile in redazione: 1% ; composizione media del prodotto: diete (90%) , collezioni autunno-inverno (5%), collezioni primavera-estate (5%) e in misura trascurabile politica, attualità e cultura.
Nel 2006: percentuale femminile in redazione: 99% ; composizione media del prodotto: diete (90%) , collezioni autunno-inverno (4%), collezioni primavera-estate (4%), sesso (2%) e in misura trascurabile politica, attualità e cultura.

Quesito per le domeniche di pioggia: perché "venti modi e ragioni per tradirlo" è "un simpatico gioco, da interpretare con ironia tutta femminile" ?

La vocazione delle farmaciste milanesi

14 aprile 2006

Campione statistico: giovani dottoresse in farmacia
Fenomenologia: tempo medio per servire un cliente che chiede un analgesico, 35 millisecondi.
Umore medio nel servirlo: nero, tendente al furente.
Espressione tipica: ingrugnita.
Tempo medio per servire un cliente che chiede una crema idratante giorno-notte: 12 minuti.
Umore medio nel servirlo: ilare, con sfumature sessualmente ammiccanti.
Espressione tipica: raggiante.
Quesito per le domeniche di pioggia: se avessero studiato medicina, opererebbero una prostata come se fosse un lifting ?

L’adesivo “Bimbo a bordo”

8 aprile 2006


Varianti: Baby a bordo, Bebé a bordo, Okkio che papà s'incazza.
Campione statistico: padri e madri di famiglia
Oggetto: adesivo per il lunotto posteriore dell'automobile. Sfoggiato da teneri papà e premurose mamme nella curiosa convinzione che, se portano a bordo il loro pargoletto, a dover aumentare la prudenza sono gli altri. Le auto di giovani single senza figli, invece, si possono centrare senza problemi.
Poco efficace l'adesivo "Nonno a bordo". In genere il nonno si scarica dall'auto in corsa.
Quesito per le domeniche di pioggia: a quando "Boa Costrictor a bordo" ?