Archive for the ‘My Kingdom for a new job’ Category

Sogni mostruosamente proibiti

4 ottobre 2007

Tutto cominciò con una telefonata, a metà di un inutile pomeriggio di Ottobre.

Pronto ?

Ingegnere carissimo ! Posso disturbarla ? Sono Ninuzza Ferrandino-Papilla, Senior Associate della Executive Work In Progress Company. Caro Ingegnere, abbiamo ricevuto il suo curriculum e non abbiamo potuto reprimere un moto di intensa ammirazione. Esperienze, skills e presentazione ai massimi livelli, al top, Ingegnere. Abbiamo immediatamente segnalato la sua candidatura a uno dei nostri Clienti più prestigiosi, che è rimasto parimenti estasiato e desidera offrirle un prestigioso incarico presso i suoi headquarters a Parigi. Il pacchetto comprende tutto, Ingegnere, casa in pieno centro, personale di servizio, auto con autista…mi creda, intendono letteralmente coprirla d’oro ! Lei sarà, come dire…ecco ! Un pezzo da novanta ! Le mando subito il preliminare di contratto, arrivederci.

Clic.

Perdere un’occasione così ? Quando mai. Addio alla madre piangente, addio agli amici (“Venitemi a trovare, la casa è enorme”) così orgogliosi di conoscere un pezzo da novanta, addio al lavoro precedente, incapace di riconoscere e trattenere un tal genio, addio ai colleghi (“Vi ricorderò sempre”), adieu.

Dopo poche settimane, svegliarsi nell’enorme casa nel cuore di Parigi. Aprire l’enorme finestra e godersi il sole del mattino sui tetti del Marais. No, per la verità piove. I tetti sono belli, per carità, ma piove. ‘Ttanaeva, ma non pioveva anche ieri ? Bersi un caffè, mangiarsi un croissant appena sfornato. Insaponarsi il viso, guardarsi nello specchio del bagno con il rasoio a mezz’aria. Guardarsi bene dritto negli occhi e-

E adesso, che cazzo si fa ?

Poi mi sono svegliato.

11 luglio 2007

L’uomo vero, il vero lavoratore, non va a mangiare con il capo. Per nessun motivo. Nemmeno se il capo è una stangona bionda, piacente e disponibile (che poi non è vero che è disponibile, lo dicono gli altri capi, specialmente se donne, per denigrarla). Nemmeno se è, che ne so, il Papa e arriva Gesù in visita-lampo a Roma e gli dice “Dai, che ci facciamo una pizza“. No no. Se è un vero uomo anche il Papa dice no.

Fin qui la teoria. Se ci limitassimo a questa, vedremmo schiere di capi pranzare mestamente soli, o ancora più mestamente con altri capi al loro livello, al limite con la propria amante. L’osservazione della realtà e l’evidenza sperimentale, tuttavia, ci dicono che non è così.

Gruppi composti da un capo e da sottoposti-aspiranti sono abbastanza riconoscibili, non soltanto in mensa, dove si sa tutti conoscono tutti, ma anche in bar, self-service e ristoranti. Il capo è il primo della fila, non ha mai gli spiccioli (“Non si preoccupi, ingegnere, faccio io, tanto ho i ticket !“), fa una battuta alla cassiera e lei sorride (“Com’è distinto !“), sceglie il tavolo e il posto al tavolo. Comanda anche il menu per tutti: essendo il primo in fila, infatti, tutti sbirciano il suo vassoio e ordinano la stessa cosa (un capo non mangia mai più di un piatto per pasto). Risottino giallo ? Risottino giallo, risottino giallo, risottino…Insalatina verde ? Insalatina verde, insalatina verde… A volte nel gruppo si ritrova qualcuno -un neofita- che ha capito il meccanismo ma non l’ha ancora assimilato del tutto: di fronte a 8 insalatine, lui ha ordinato antipasto di mare, linguine scampi e zucchine, tagliata di tonno e torta al limone.

Scordatevi di vederlo promosso in tempi brevi. Il ragazzo si farà, comunque.

In alternativa, ma molto più spesso in complemento, al pranzo con il capo, un’altra chiave di radioso successo è l’ufficio di fianco al capo. Di questo parleremo un’altra volta. Devo andare. Mi chiamano dall’ufficio adiacente.
Ingegnere, arrivo subito !

Il dimissionario scanzonato

12 marzo 2007

il dimissionario scanzonato non saluta i colleghi ma li invita a una festa in discoteca, perche’ lui e’ di mondo e ha il giro giusto, sapessi quante se ne tromba, eh si’.
Lui che la mattina arriva in ufficio quasi per caso, cravatta arrotolata in tasca e tracce di rossetto sulla camicia di jeans, anche l’ultimo giorno non rompe la tradizione.
Si prepara un caffe’ e rimane appena appena interdetto quando tutti si avvicinano e lo salutano.
Come ? Chi e’ che se ne va ? Ah gia’, io.
Reduce dalla nottata in discoteca, lo sguardo un po’ ironico un po’ allucinato, la simpatica canaglia vive il suo ultimo giorno di lavoro tra i sospiri delle colleghe, che pubblicamente lo denigrano come inaffidabile ma privatamente gli concederebbero tutto
Di lui restano sulla scrivania appunti sparsi scritti in una calligrafia incomprensibile, una penna col cappuccio smangiato, un portachiavi-gadget della SAP rubato a una recente User Conference e un pacchetto di preservativi “…che ogni lasciata e’ persa, anche in ufficio, hai capito testina ?

L’amico che ha fatto carriera

30 settembre 2006

L’amico che ha fatto carriera lo incontri un giorno che hai la luna inversa, sudato fino all’osso dopo un viaggio in metro’ a 40 gradi, che non ti sei lavato i capelli e sei andato in ufficio in jeans e polo oviesse perche’ il capo non c’e’.

Lo vedi e lo devi chiamare tu perche’ sta passando via senza guardarti. Apparentemente ti riconosce subito. Noterai soltanto piu’ tardi, ripensandoci, che non ti ha mai chiamato per nome.

Carissimo !” e via sorrisi e pacche sulle spalle. “Tutto a posto ? Come va il lavoro ? Che brutto aspetto, ti vedo distrutto, si sgobba e si suda, vero ?” un’altra risata e un’altra pacca sulla spalla. Stai per rispondergli, per chiedergli come sta ma gli suona il cellulare. “E’ un cliente importantissimo, scusami” sussurra e si capisce da come lo ossequia mentre parla. Riattacca ma compone immediatamente un altro numero. Con l’altra mano estrae il blackberry dalla giacca e manovra frenetico. “Scusami, sai, ma con questi tecnici che non capiscono mai un c-Pronto ! Magistrelli ! Mi ha appena chiamato il Dott. Antani della Supercazzola Executive Work In Progress…ecco. Dice che non funziona un menga e siamo indietro di tre mesi con la consegna. Dica un po’, Marangoni, lei mi capisce quando parlo ? Quando le dico che bisogna presidiare il know-how e targettare il Cliente ? Lei dice di si’ ? A me pare di no, a me pare che lei e i suoi pelandroni presidiate il coffee-break invece. Guardi non mi racconti storie che io porto tutto in India, eh ? Come dice, Mastrangelo ? Che i rilasci sono tutti consegnati e Antani e’ un emerito pirla ? Beh lo vedremo, sara’ meglio per lei che sia vero. Mi prepari un memo e me lo mandi per mail, subito. Si’, non si proccupi se e’ venerdi’ sera, io la posta la scarico anche nel weekend, al contrario di lei e dei suoi pelandroni.” e riattacca sbuffando. “Ah, questi ingegneri del software, ma io dico, che che cosa fate ingegneria per finire nel software e restare tecnici a vita. Gestionale, caro mio, gestionale come minimo e un MBA assolutamente !

Balbetti qualcosa ma riprende a parlare al telefono senza ascoltarti. “Pronto Debora ? Senta, organizzi immediatamente una riunione a Roma per domenica pomeriggio, si’, alla Executive Work In Progress, si’. Ha scritto ? Per la sera il solito hotel in Piazza di Spagna.

Riattacca senza salutare e si rivolge a te con l’occhio ammiccante. “La mia segretaria. Vedessi che tette…Oh com’e’ tardi, devo scappare. Ciao carissimo – altra pacca – mi ha fatto molto piacere rivederti, mi raccomando, tirati un po’ su, fatti una vacanza, che hai un aspetto terribile. Il lavoro non e’ tutto, ricordati.

E se ne va.

Il dimissionario burlone

30 marzo 2006

Il dimissionario burlone saluta tutti i colleghi, con un bel sorriso smagliante. Parla della stratosferica opportunità che ha colto, che ha scelto tra almeno venti diverse, perché lui è richiestissimo in questo periodo e non sa più come respingere le offerte, che tutti gli farebbero ponti d'oro e lo chiamano anche di notte e lui ci ha pensato molto ma a questa proprio non poteva dire di no. Porta i pasticcini, saluta bacia e abbraccia le colleghe, paga da bere a tutti.

Quando arriva l'ultimo giorno, scoppia in una grande risata…era uno scherzo ! Tutti ridono perché è un tipo veramente simpatico, un gran burlone, ad avercene dei colleghi così. Ride anche il Presidente, che è uno simpaticissimo che fa sempre le battute e si sganasciano tutti, specialmente il Vice Presidente.

Il dimissionario impettito

30 marzo 2006

Il dimissionario impettito non saluta i colleghi perché si aspetta che lo facciano loro. L'aria superiore, il cipiglio fiero, si aggira per gli uffici guardando tutti di sottecchi e aspettandosi una furtiva lacrima, un cenno di sconforto, una confessione accorata "Qui non sarà più lo stesso senza di te". Quando qualcuno gli rivolge la parola, egli attende fremendo tra sè. "Ecco, adesso mi saluterà, mi chiederà perché me ne vado". Ma è soltanto per chiedergli che ore sono. Quando incrocia il Presidente, ripassa mentalmente e in un microsecondo tutto ciò che direbbe se gli chiedesse "Sei proprio sicuro della tua decisione ?" e lo implorasse di cambiare idea. Ma quello va a pranzo con la segretaria.

Il punto è che a nessuno importa una sega.

Il dimissionario ignaro

19 marzo 2006

Il dimissionario ignaro non saluta i colleghi: qualcuno lo ha gia’ fatto per lui. L’ultimo giorno i colleghi si congratulano e gli dicono “in bocca al lupo” e lui li guarda come marziani scesi sulla Terra. Va dal suo capo, il VP R&D, per chiedere spiegazioni ma e’ a un corso di pasticceria. Va dal Presidente ma e’ a giocare a golf. Va dalla segretaria e lei lo tratta come uno scemo, ma come non sapevi nulla non farmi ridere. Dopo molte insistenze e un’offerta in denaro lei gli scribacchia nome e indirizzo della nuova Azienda sulla carta del panino al prosciutto del Direttore Marketing.

Il dimissionario inutile

17 marzo 2006

Il dimissionario inutile non saluta i colleghi perché sa che lo prenderebbero a schiaffi. Vero oggetto misterioso, ha passato il tempo a ficcare il naso in progetti altrui, a piantare grane, a fare capricci. Non ha mai indetto una riunione, inoltrato un piano, illustrato una possibile soluzione. In sostanza nessuno ha mai capito che cazzo ci facesse in Azienda, però è noto a tutti che guadagnava molto.

Ha un’espressione mesta e pensierosa costantemente dipinta sul viso. Non sa ridere, non sa vivere. Un uomo inutile.

Il dimissionario nostalgico

15 marzo 2006

Il dimissionario nostalgico non saluta i colleghi, perché sa che li rivedrà molto presto. Anche dopo il distacco, passa al vecchio ufficio due o tre sere alla settimana, si informa sui progetti, dispensa consigli, dà una mano, offre consulenze nei week-end, del tutto gratuite e disinteressate. Nella nuova Azienda cerca di vendere i prodotti della precedente, fa insomma da “cavallo di Troia”, secondo un’arguta definizione di quel genio del Presidente che è una gran brava persona e gli ha sempre voluto bene che ad andare via gli si è spezzato il cuore, ecco.

Il dimissionario ignoto

14 marzo 2006

Il dimissionario ignoto si dimette ma nessuno se ne accorge. Telefona per prendere appuntamento con il Presidente, ma in ufficio non c’è nessuno. La segretaria è in vacanza con il Presidente e le rispettive famiglie (sono cugini), i colleghi non rispondono ai telefoni altrui, solo saltuariamente al proprio e men che meno a quello della reception.
Invia le dimissioni per raccomandata a/r che però si perde nell’Ufficio di Smistamento Milano Sud. L’ultimo giorno di lavoro passa in ufficio ma i colleghi sono a pranzo. Lascia il PC in una scatola sigillata, sulla scrivania della segretaria, con un biglietto di saluti. La scatola verrà fatta sparire dagli addetti alle pulizie la sera stessa, la segretaria infatti non è rientrata in ufficio perché fa il part-time e la bambina ha il saggio a scuola e insomma non posso mica stare dietro a tutto e che cazzo.
Il dimissionario ignoto dà un ultimo sguardo all’ufficio e se ne va. D’altronde nessuno s’era mai accorto che lavorasse lì.