Archive for the ‘Sogni’ Category

Do you believe in jazz ?

20 maggio 2008

Mi preparo un gin tonic. Sfuggo alle chiacchiere di chi si ritrova da un anno all’altro e si racconta le vacanze, che siano passate o prossime che importanza ha ? Piove. Tuona. Lampeggia. Ci mancherebbe soltanto che fosse mercoledì e io fossi a Cesena. Due disgrazie su tre evitate, per fortuna. Alla fin fine che rimane ?

Rimane che piove, scrosci violenti e freddi sui teloni che riparano il mobile bar da giardino, spostato provvidenzialmente sotto il portico. Un gin tonic per girare la chiave nell’avviamento dell’allegria.

Galleggiano brandelli di conversazioni poco lontane. I figli, i mariti -ah, i mariti che disastri-, le mogli -ah, le mogli che croce-, il lavoro, le multe, la scuola, i professori, i genitori e via ancora coi figli. La ruota che gira. Che importa ?

Importa che piove e tutto, prima o poi, si bagna. Si bagnano gli ombrelli, eh già, bella scoperta. Si bagnano i bicchieri e si annacquano i cocktail, accidenti. Si bagnano le gambe lisce e luccicanti di belle donne senza calze e in sandaletti collezione estiva, che non rinunciano alla sigaretta e controllano la situazione tra una boccata e l’altra, gli sguardi dei soliti bambocci da lasciarsi scivolare addosso come gocce di pioggia, sulle caviglie abbronzate o giù per il vestito scollato. Bambocci e mariti in libertà vigilata, chiacchiere e distintivo. Allora ?

Allora piove e non c’è poi molto altro da dire. Proviamo a mangiare, per calmare il vortice del gin. Finger food, torte salate, pistacchi e noccioline. Insoddisfacenti preliminari di un amplesso gastronomico. Ma corre una voce, tra lingue assetate e labbra salate, una promessa marina di zuppe di pesce. Lontano, oltre il prato, attraverso la pioggia. Lontano. Andiamo ?

Andiamo, anche se piove e il prato è fradicio e scivoloso. Andiamo, sfidiamo il sentiero invisibile nel buio del temporale. Di là, ci accoglieranno vino e crostacei, altri volti, altre gambe, altre storie. Ci basteranno ?

Ci bastano, tanto quanto la pioggia. Torniamo ? Torniamo e beviamo e balliamo e ridiamo e l’allegria se ne va. E’ ancora presto, il divano è scomodo, incurante del ridicolo sfido il destino a farsi avanti. Che spreco di filosofia. Ma c’è un barlume nel buio, un po’ d’inaspettato per chi sa ancora coglierlo. Piccoli elfi allegri in costume attraversano di corsa il prato e si buttano in acqua, andiamo a vedere, dai.

E lì, con le mani in tasca e un sorriso aperto, al bordo di una piscina fluorescente, sotto l’ombrello del cielo guardo gambe e braccia guizzare e il vapore salire dall’acqua e assaporo la totale assenza del tempo e dello spazio, un momento quasi perfetto in cui potrebbe cristallizzarsi l’intero universo e cadere sfasciata l’impalcatura del mondo. Il whisky si agita, mi sento letterario. Mi volto e ti guardo. Ma tu, occhi azzurri, tu, dimmi, credi nel jazz ?

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C.N.S.

18 marzo 2008

Ho sognato un incontro di blogger. Una cosa nata così, alla buona, un amichevole passaparola sulla rete, dài vieni anche tu, una pizza e una birra. Vado all’appuntamento e già quasi mi scordo l’indirizzo ma ci sono altri due, ci notiamo, hey, anche tu ? Entriamo insieme. Poca gente, si direbbe una tavolata di amici, oppure il gruppo del corso avanzato di bio-danza, a seconda dei punti di vista. Mi danno un quadratino di cartone (il blogger-badge, ha ha), un pennarello e uno spillo, scrivi nome e/o nick, niente cognomi, siamo mica alle elementari, nome del blog, dice una tizia coi capelli rossi che sembra esperta di organizzazione. Così sappiamo chi abbiamo di fronte, no ? Scrivo. Appunto con lo spillo alla camicia. Mi accomodo. Saluti, convenevoli, imbarazzo. Ciao come stai, ci si dà la mano ma non ci si guarda in viso, lo sguardo scende a leggere il badge, gli occhi un po’ strizzati accidenti devo proprio cambiare gli occhiali. Le ragazze (poche) hanno attaccato il badge negli immediati dintorni della scollatura, chissà se hanno fatto apposta, comunque non si fa proprio una bella figura a leggerlo.

Come spesso nei sogni, la scena cambia senza preavviso. Adesso c’è molta più gente, quasi tutti si conoscono, si raccolgono in gruppetti auto-referenziali (“Non puoi assolutamente mancare al VulvaCamp” “Ah, domani sera siamo in sei, alla cena dei Morotti” “Carissimo ! Fenomenale il tuo post sulla tiotimolina risublimata, Semplicemente fe-no-me-na-le.“). Tutti tranne me. Allora cerco di partecipare a qualche discorso, rido di qualche battuta, mi incuneo nei gruppetti chiusi a testuggine. Niente. Invisibile. Afono. Trasparente. Maledetta timidezza. E dove non arriva lei, l’amichevole sguardo del blogger di riferimento del gruppetto: “E questo chi cazzo è ? Com’è rankato ?“.

Poi la sala diventa un salone, un auditorium, un palasport, un aula-bunker. Ci sono centinaia, migliaia di blogger a seminario, a convegno. Il Congresso Nazionale dei Blogger. Tutti con il loro badge. Nome, nick, blog. Parlano, approvano, fischiano, alzano la mano, irridono. Chiedono la parola. Ne hanno facoltà. Intervengono. Relazione di maggioranza, relazione di minoranza…

Mi sveglio.

Una cosa un po’ così

29 ottobre 2007

Milano sonnolenta, Milano che viaggia in tram in un pomeriggio invernale. Stringo i miei spartiti in mano, odorosi d’inchiostro umido. Ho da guadagnarmi la giornata con lezioni di musica a signorine del bel mondo, perché la vita non ti sorride anche se distilli melodia da un pianoforte. Oggi tocca alla contessina Bernarda Barattini Bitti. Segretamente innamorata di me, quando la guardo abbassa gli occhi chiari, arrossisce e chiama il maggiordomo per avere un bicchiere d’acqua. Ha un lieve difetto di pronunzia. Mi chiama “Maeftro” in un sussurro e il petto le sobbalza. Non è brutta ma non mi piace, ha il naso storto e, quel che è peggio, nessun orecchio per la musica. Una donna capace di qualsiasi efferatezza, avrebbe sentenziato il mio maestro Girolamo Tiroleso.

Il tram sa di umanità infelice così decido di scendere e proseguire a piedi, anche se sono ancora lontano e quasi piove. Mi incammino e il mio sguardo è attratto da una vetrina. Vi è esposta una pipa bellissima, almeno a me pare, come una partitura di Mozart. Dritta, di radica scurissima, quasi nera. Il bocchino è marcato con un curioso ideogramma che ricorda un serpente. Il tabaccaio me la offre a un prezzo in fondo ragionevole, ma è stato un mese duro, ci penso un po’ e rinuncio. Me ne vado, con una punta di rimpianto. Lungo la strada continuo a pensare a lei. Mi ricordo di un’altra tabaccheria dove vado ogni tanto, non lontano. Una forza misteriosa mi spinge fino là e il cuore mi sobbalza. Vedo un’altra pipa come quella che ho in mente, anzi, a guardarla bene sembra proprio la stessa. Quella piccola macchia sul fornello, non è forse identica ? Come è possibile ? Ne chiedo il prezzo ma è assurdo, il doppio di prima ! Quando esco piove ma decido di inseguire il mistero. Salto su un tram al volo e vado da “Pipe da Oscar” a Lambrate. E’ un posto molto fornito, il cui proprietario, Annibale (Oscar era il suo sergente a militare), è mio amico. In vetrina lei non c’è ma non mi convinco. Entro travolgendo due frati che mi benedicono, mi precipito al banco. Eccola ! La sta mostrando a un altro cliente. “No! Quella pipa è mia! Mia!” Non faccio in tempo ad afferrarla perché i due frati mi bloccano e mi portano fuori a forza. Sotto il saio portano una maglietta, “Religiosi contro il fumo” e mi raccontano che quando si compra una pipa S. Siro si mette a piangere. Non è bello, vero ? Con due pater-ave-gloria me ne libero. Ormai piove a dirotto. Da dietro la vetrina, Annibale mi guarda con piglio severo. In mano ha un’immaginetta di S. Siro.

Triste e fradicio arrivo a palazzo. In ritardo di due ore, gli spartiti persi, i capelli attaccati alla fronte. Lascio impronte nerastre sul parquet ‘800. La contessa madre mi attende con malcelato disappunto. “Maestro, insomma! Mia figlia farà tardi a lezione di mandolino!” “Il tempo è sempre più imprevedibile, ormai. Non ci sono più le mezze stagioni.“, replico imbarazzato. Poi la vedo, su un tavolino rococò. La pipa che ho inseguito invano. Tendo la mano per prenderla ma una presa d’acciaio la blocca. “Fermo!” intima il Signor Conte. “Questa è una pipa storica, una Strump Mayer Gottinga del 1893. Appartiene alla mia famiglia da generazioni” declama orgoglioso. Con un sorrisetto aggiunge “Ma che ne sa, uno come lei“. Mi indigno, il sangue mi ribolle. “Un plebeo come me, intende ?” Mi accorgo che sto urlando. “Lei è un cretino, s’informi!” esclamo con rabbia. Il maggiordomo previdente già attende con la porta aperta. Mi coglie un’idea, un colpo di genio. Torno sui miei passi, afferro la pipa e mi metto a correre. Infilo la porta, giù per le scale a rotta di collo e via, via, libero ! libero! libero!

23 aprile 2007

“Pronto ?”

“Umpf !”
“Chi parla ?”
“E’ lei che ha scritto alla nostra rivista per una proposta di collaborazione ?”
“Puo’ darsi, recentemente ne ho contattate alcune, ma chi parla ?”
“Qui è la segreteria D.A.I.E.L.P.C. Volevamo dirle che ci siamo fatti due risate…”
“Leggendo il mio blog ?”
“Ma quale bloc ! Leggendo la sua meil.”
“Capisco. Che cosa c’era di così divertente ?”
“Guardi, adesso non sto a spiegarglielo, ma la Redazione mi ha incaricato di chiamarla per dirle che lei è un povero cretino.”
“Come !?”
“Sì, che cosa viene a tormentarci con le sue pippe letterarie…a noi che ce ne importa ? Comunque si ricordi che lei è un povero cretino. Questo l’ha compreso bene ?”
“Se lo dice un’altra volta vengo ad aspettarla sotto l’ufficio con un randello.”
“Eh, senti come si offende il cretino ! Che cosa le fa pensare che noi abbiamo il minimo interesse a perdere del preziosissimo tempo leggendo il suo bloc ?”
“Veramente si dice blog.”
“Non faccia il precisino che io ho il master in comunicazione eh ?”
“Ma-”
“La nostra rivista ha un grande successo perché trattiamo temi scottanti e di impatto sociale, politica, attualità, cultura e perché i nostri collaboratori sono il massimo a livello mondiale, ha capito ? Mon-dia-le. Mica dei cretini sconosciuti come lei. Prenda l’ultimo numero, per esempio…l’ha letto, cretino che non e’ altro ?”
“L’ho letto.”
“Ecco, avrà visto che calibro ! Lo legga, lo legga. Abbiamo un pezzo di uno dei massimi scrittori d’Italia, sa ?”
“Sì, quello veneto.”
“Appunto. Un pezzo sublime sui treni che arrivano in ritardo. Temi moderni, scattanti, inesplorati.”
“Mah…”
“Legga, legga. La figlia di un grande imprenditore ci onora delle sue corrispondenze dall’estero, dove si trova per studiare da futura leader. Ha notato che freschezza di scrittura, che punto di vista intrigante ?”

“A dire il vero racconta di una festa a cui e’ andata, si e’ ubriacata e alla fine e’ arrivata la polizia. Cose che capitano al 99% degli studenti di tutto il mondo.”

“Ma che cosa vuole saperne lei ! E lei di che cosa vuol parlare ? Ma lasci perdere, cretino !”
“Aspetti…un’ultima domanda.”
“Faccia presto che mi aspetta il taxi, stasera sono a cena col Direttore.”
“Che significa D.A.I.E.L.P.C. ?”
“Disbrigo Affari Inutili E Liquidazione Poveri Cretini.”
“Ah ecco, mi sembrava. Grazie, arr-”
“Umpf !”

A Bonassola

20 dicembre 2006

A Bonassola, ci andai con Masutti. Una sera di fine autunno, accettammo il comodo inganno di un cartello turistico. Scendemmo piano per una strada piu’ stretta della virtu’ di una vergine, tra ville vuote e silenziose, negli occhi i fari impazienti di autoctoni che fuggivano, a cena, verso altri luoghi e categorie dello spirito. Un parcheggio, un viadotto, una zona pedonale. Negozi chiusi che pareva tempo di guerra. Neanche un’anima a cui chiedere l’ora, con cui bere una pinta, per cui inventarsi un futuro, osare immaginare una fuga d’amore. Un vigile ci guardo’ in cagnesco. Un cane randagio, per solidarieta’, si uni’ allo sguardo. Il vento fischiava. Il mare un fragore suggerito, dietro il viadotto. Ci guardammo intorno e si chiari’ l’inutilita’ dei passi. Fuggimmo per strade laterali, posteriori, di fortuna, guadagnammo il viadotto, il mare ci sputo’ qualche iodio, risalimmo per la suddetta virginea via. Non ci parlammo piu’ fino a Genova.

La festa del condominio

6 settembre 2006

Grande evento, ieri sera, per il condominio, che ha festeggiato i suoi primi cinquant’anni con una pirotecnica festa nel cortile dei box. Ingresso rigorosamente a inviti, mondanità, la crème dell’isolato. Notato l’Amministratore, Dott. Geom. Milo Marcone De Meola, in elegante gessato grigio, accompagnato dal figlio e dalla nuora.
Per l’occasione, consegnata la medaglia d’oro fedeltà al Sig. Codropis (2′ piano), Maresciallo dell’Arma in pensione, abitante il condominio fin dalla fondazione. Commovente la cerimonia di consegna e il discorso dell’Arch. Fangala, vice-presidente del Consiglio di Zona. Leggero imbarazzo del pubblico quando il Codropis ha perso la dentiera tentando di saggiare la nobiltà del metallo.
Gustoso borsc’ ucraino “maison” per tutti, cucinato dalle amorevoli manone di Katja e Svetlana, badanti del Rag. Sulicchia (3′ piano) e del Comm. Cocozza (1′ piano).
Attimi di tensione quando il figlio dell’Amministratore, ritenuto così un bravo ragazzo, ha gustosamente palpato il culo alla nipote della vedova Busegato (3′ piano), invero generosamente esibito grazie a un paio di jeans a vita bassissima. Intervenuto a sedare gli animi già scaldati dal minestrone ucraino, il Dott. Geom. De Meola ha dovuto concedere alla vedova inconsolabile, oltre alle scuse solenni del rampollo, uno sconto sulla tassa immondizie nell’esercizio ordinario 2007-2008.
Unanime approvazione ha suscitato il discorso di don Tano Mistretta, vice-parroco della vicina chiesa di S. Omobono de’ Pauperis con delega agli affari di zona, benedizioni condominiali e riscossione delle offerte spontanee. Il molto reverendo ha portato i presenti alle lacrime raccontando della sua casa natale di Messina, che non c’entra un belino con il condominio di Milano ma tanto i preti se la cavano sempre con i discorsi. Don Mistretta ha poi solennemente impartito la benedizione alle cantine e ai box.
Grande scalpore ha suscitato l’apparizione del P.I. Presciutti, ex-sindacalista dell’Alfa Romeo noto per la sua cronica morosità nel corrispondere le spese condominiali. Accolto al grido di “Devi morire”, ha dapprima tentato di arringare la folla sull’importanza della concertazione, dandosi poi alla fuga.
Botti, ricchi premi, risate e spumante rosé a fiumi offerto dal mini-market Bellomo&Schnauzer, che sono tanto delle brave persone che ti fanno sempre lo scontrino anche se non lo chiedi.
L’inopinato intervento della forza pubblica, invocata dal Giudice Dott. Burrone (1′ piano), noto scassapalle, per l’insopportabile rumore e l’eccessivo tintinnio dei calici ha prematuramente posto fine all’evento. Il Dott. Geom. De Meola ha dato appuntamento a tutti i condomini per la imminente assemblea, con uno sfuggente ghigno apparso, ai più, inquietante.