Archive for the ‘Vita da cliente’ Category

La precisione delle lavanderie milanesi

31 ottobre 2010

Con le titolari di lavanderia a Milano non c’è dialogo: il loro professional jargon è ignoto ai comuni e sprovveduti clienti, e non mancano di farlo notare.

Prologo

Cliente con grande sporta di indumenti. Piove. Non sa come chiudere l’ombrello mentre tiene la sporta con l’altra mano. Appoggia la sporta per terra in equilibrio precario. Chiude l’ombrello e cerca dove depositarlo. Non c’è portaombrelli. La sporta si è naturalmente rovesciata spargendo il contenuto sull’ingresso e la segatura. Ributta gli indumenti e la segatura alla rinfusa nella sporta e la passa nella stessa mano dell’ombrello che può così liberamente sgocciolare all’interno. Spinge la porta della lavanderia, che però è chiusa, occorre suonare, perché con-tutte-queste-rapine-sapesse-signora-mia. Attende cinque minuti. Suona di nuovo. Aprono. Inciampa nello zerbino. Arriva al banco.

Scena.

Cliente: “Allora, abbiamo una giacca e un pantalone…

Titolare: “…un completo.

C.: “…due golf…

T.: “…due maglie.

C.: “...un giubbotto…

T.: “…un giubbino.

C.: “…un impermeabile…

T.: “…un soprabito.

C.: “…un paltò…

T.: “…un paletò.

C.: (quasi in lacrime) “…cinque cravatte!

T.: “…cinque cravatte.

C.: <sospiro>

Epilogo

T.: “Fanno 320 euro, pagamento anticipato, grazie.

E’ nel vostro interesse, lo sa ?

17 maggio 2008

Buongiorno.

Umpf ! ‘grn. Ha la carta hey-mille-vantaggi-per-te-club-esclusivo-per-te-nostro-affezionatissimo-cliente ?

No.

<Espressione delusa e commiserante> Bah !

<Passa gli articoli sul lettore ottico pensando alle verruche di sua zia.>

Bip ! Bip !….Bip !

Trentasei e cinquantuno. Carta o bancomat ?

Carta.

Mi dia un documento.

Eccolo.

Bah. Mi chiede il PIN. Lo inserisca.

Un attimo, mi devo stendere sul banco per arrivare alla tastiera.

Bah. Allora ? Ha fatto ?

Sì.

Firmi la ricevuta. Leggibile, eh ?

Non scrive.

Che cosa ?

La biro.

Ma perché non ve la portate da casa, dico io. Usi quest’altra. Allora ?

Firmato. E’ venuta un po’ storta perché ho dovuto appoggiarmi sulle mozzarelle, scusi. Si è anche un po’ bagna-

Bah. Mi dia una referenza.

Una che ?

Una referenza. Recapito telefonico e codice fiscale di un pubblico ufficiale, incensurato e con certificazione anti-riciclaggio.

Ma che sta dicendo ? Il documento, il PIN, la firma…che cosa le serve di più ?

Sono le nuove norme di sicurezza. <Alza il tono per farsi sentire dalle persone in coda alla cassa.> Ci sono in giro un sacco di truffatori, sa ? <Due signore dietro approvano con aria severa.>

Ma che referenza le do ?

Guardi, senza referenze non posso completare il pagamento. Non so che farci. Non conosce nessun incensurato ? <Punta di ironia.> Si muova, c’è gente che aspetta. <Le due signore battono il tacco nervosamente. Una ha la faccia di chi sta per esclamare “E’ inaudito !”>

Aspetti…sì, ce l’ho. Mi lasci soltanto fare una telefonata. <Un pensionato in fondo alla fila si alza in punta di piedi e urla. “Allora ! Stiamo qui fino a natale ? Ma è uno scandalo, insomma !“>

Pronto ? Maresciallo ? Buongiorno maresciallo, sono ***. Scusi se la disturbo, sa, sono alla cassa dell’ipermercato. C’è questa faccenda delle nuove regole per i pagamenti, le referenze, ha presente ? Mi chiedevo se potrebbe essere così gentile da permettermi di fare il suo nome. Come ? Oggi l’hanno già chiamata in troppi ? Abbia pazienza, glielo chiedo soltanto per oggi, altrimenti non posso fare la spesa…ah, capisco. No, certo, lei non è un’agenzia di assicurazioni. Sì, ha ragione, mi perdoni se l’ho disturbata. Arrivederci.

Allora ?

Allora niente.

Umpf ! Poteva dirlo subito, non stavamo a perdere tempo. Vada, vada. <Si volta verso la guardia giurata che presidia ogni cassa.> Sicurezza ! Accompagnate il signore all’uscita. Il prossimo ! Eh, io li riconosco a naso ! Ho l’occhio clinico, io.

Buongiorno.

Umpf ! ‘grn. Ha la carta hey-mille-vantaggi-club-esclusivo-per-te-nostro-affezionatissimo-cliente ?

Tre semplici domande da porre alla tua Banca

17 settembre 2007

Uno

Cara Banca X (guarda che io sono una persona a modo, vedi che ti scrivo con la maiuscola ?) che circa undici mesi fa ti sei fusa con Banca Y, dando vita a un meraviglioso Gruppo Bancario X-Y, perche’ ti ostini a piazzare la tua auto-pubblicita’ tra le schermate del bancomat, facendomi perdere del tempo invece di darmi i miei soldi ? Sono gia’ tuo Cliente, e tu lo sai, perche’ me la piazzi sempre dopo che ho inserito il codice. Che me ne frega dei vantaggi del tuo conto Forever Young o Anni Sereni ? Io ho il conto Fregato&Contento, lo sai, eccome se lo sai. Perche’ mi prendi in giro ?

Due

Cara Banca X-Y, perche’ da undici mesi mi dici, tutta contenta, che “Nasce Banca X-Y e arriva il primo incredibile vantaggio: puoi prelevare da tutti i bancomat di X e di Y senza commissioni !” ? Quando cazzo ti decidi a raccontarmi delle diecine, centinaia di altri incredibili vantaggi ?

Tre

Cara Banca X-Y, perche’ quando pago con la tua Carta X Card, la tua sicurissima, impenetrabile, KGB-approved card, devo inserire il PIN, poi firmare la ricevuta e mi chiedono pure il documento d’identita’ ? A quando l’impronta del dito indice sinistro e il certificato di buon chierichetto emesso dal parroco ?

Telefona tra vent’anni

16 settembre 2007

C’e’ un momento magico nella tua condizione di utente telefonico e non tutti hanno la fortuna di accorgersene. In quel momento -magico, nel caso non si fosse capito- raggiungi la consapevolezza che possiedi un contratto -rescindibile soltanto in particolari eventi esoterici- con una Compagnia che ha abbandonato i tristi e maledetti tempi del Hey-amico-ti-faccio-telefonare-senza-pagare-un-centesimo-e-tu-mi-puoi-chiamare-quando vuoi-anche-soltanto-per-fare-due-chiacchiere, per misurarsi finalmente con il sacro principio della concorrenza e uniformarsi al comportamento virtuoso delle altre compagnie.

Affinche’ tutti possano cogliere il gia’ citato momento magico, seguono alcuni indizi inequivocabili.

  1. attivano a un tuo parente anziano tre servizi mai richiesti
  2. il numero dell’assistenza tecnica diventa a pagamento
  3. dal sito sparisce qualsiasi e-mail, telefono, indirizzo, accenno e/o traccia per contattare l’azienda, fosse anche per chiedere informazioni commerciali, salvo il suddetto numero a pagamento
  4. chiamando tale numero, la linea cade tre volte, occorre passare attraverso dodici opzioni vocali e si riesce a parlare con un personaggio equivoco che, con un marcato accento napoletano*, chiede insistentemente “Che dite, dotto’ ? La vogliamo attivare quest’opzione ? E dai, e accattatevella…e nun me facite perdere ‘a pacienza…

* La relazione tra “equivoco” e “napoletano” non e’ generale, sia chiaro, ma esclusivamente relativa all’individuo in questione.

Scuola guida

17 marzo 2007

Fermi al semaforo. Rosso. L’istruttore e l’allievo.

I.: “Fermo…fermo…marcia in folle…cosi’.

Dopo alcuni secondi scatta il giallo per la direzione in incrocio. Il fatto non sfugge all’occhio esperto dell’Istruttore.

I.: “Inserisca la prima…pronto a partire…-scatta il verde-…via ! Vada, vada.

L’Allievo parte e va.

I.: “Vada, vada.

L’allievo si volta, vorrebbe dire qualcosa ma si blocca e torna a guardare la strada.

I.: “Vada, vada. Non superi i 50 ma vada. Vada.

A.: “Guardi che a 50 ci sto gia’ andando.

I.: “

21 agosto 2006

Milano, Naviglio Grande, una sera d’Agosto. Personaggi: Lei, Lui, La Cameriera.

La chiusura dell’alzaia alle auto invoglia a una romantica passeggiata. Che locale carino, dai fermiamoci qui, ma sì, c’è posto, fermiamoci. Si materializza La Cameriera, bionda, aspetto slavo, accento tedesco.

LC: “Foi qvanti ? Qvattro ?”

Lui: “No, due.”

LC: “Qvesto tafolo da qvattro” puntualizza. “Fiene con me.”

La Cameriera conduce Lei e Lui all’altro capo della fila di tavolini e sedie. “Qvesto tafolo per due”, stabilisce.

Lei: “Ma…-”

Lui: “Zitta ! Potrebbe irritarsi.”

Lei: “A me sembra già inc-”

Lui: “Niente, niente. Bellissimo tavolo, grazie. Che cosa è questa ? Ah, la lista ! Beh, gentilissima, grazie, davvero. Ossequi, ossequi.”

Le scarpe…da campeggio

3 luglio 2006

Allora è tempo di saldi e sei nel negozio trendy di scarpe ggiovani in via Mont…quella che cantava Van Wood negli anni ’60, insomma.
La ggiovane commessa sta in disparte. Forse è timida, forse è una regola di “assistenza non invasiva“, non come in quei negozi dove c’è scritto entrata libera e appena metti un piede all’interno arrivano dieci commessi dieci come avvoltoi “desideraaaaa ?“. Come inizio, va bene così. Scegli un paio di modelli, perché c’è gente e vuoi accelerare i tempi. Primi guai: la commessa fa una smorfia, forse disapprova la richiesta di due modelli, forse non sei troppo cool per il livello del negozio. Sparisce. Torna dopo cinque minuti. Ha il 44 di un modello (bene, è il tuo) e il 43 dell’altro (ahia, non c’è il numero). Di entrambi, soltanto la sinistra. Ti provi il numero giusto, poi siccome sei un po’ eccentrico vorresti provare anche la destra. La chiedi alla commessa, che apparentemente si scoccia. Forse hanno un alto numero di furti di scarpe destre, pensi. Forse è la policy aziendale, la tag line. Trust our left shoes. Boh. Sparisce. Ritorna con la destra. Queste vanno bene. Purtroppo, casi della vita, ti piace di più l’altro modello, di cui hai a disposizione soltanto il 43 sinistro. Provi a calzarlo, non c’è verso. Richiami la ggiovane commessa. Proprio sicura che non ci sia il 44 ? Assolutamente. E nell’altro colore ? Ora disapprova apertamente, guardandoti con odio. Ma è proprio sicuro di volerlo ? sibila. Mah, giusto per vedere come sta…se non è troppo disturbo (e sei un signore e ti trattieni a stento da “e che cazzo, vuoi vendermi ‘ste scarpacce fatte in cina o no ? Muovi quel culo piatto che ti ritrovi“) Sparisce di nuovo. Ritorna con il nuovo colore. Ancora soltanto scarpa sinistra. Ancora 43.
Sparisce subito dopo, per cui non devi neanche preoccuparti di biascicare una scusa mentre te ne vai.

15 maggio 2006

Sabato sera sono stato in un ristorante di pesce e ne sono uscito intriso di odori di cucina, come se fossi stato immerso nell'olio di frittura insieme ai totani. La lobby del CND ha promosso con grande enfasi il divieto di fumo nei locali pubblici, se tanto mi da' tanto dovremmo abolire i fritti.

23 aprile 2006

Proseguendo nell'esame dei menu nei ristoranti milanesi, si nota altresi' che la produzione di carne chianina raggiunge senza sforzo alcuno i livelli di esportazione argentini.

23 marzo 2006

Considerando i menu dei ristoranti della sola Milano (escluso hinterland), la ridente cittadina di Colonnata ha una produzione di lardo sufficiente per coprire le esigenze alimentari di un Paese africano di media grandezza.