Archive for the ‘Vita da ufficio’ Category

Programmare pallido e assorto

28 febbraio 2011

L’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi è felice. Comodamente assiso sulla sua poltrona modello presidential, le lunghe gambe accavallate, le mani incrociate dietro la nuca, contempla un punto indefinito del tempo e dello spazio, il cielo piovoso, la città bagnata e frenetica. Ripensa ai gloriosi giorni di Oxford, alla sua Musa, Wanda bella mutanda, con il suo sconto speciale per i dottorandi. Sulla scrivania, i suoi tre PC lavorano senza sosta, proiettati oltre i confini della computer science del terzo millennio. Il Presidente misura lentamente il corridoio a passi leggeri, per non disturbarlo,un fremito d’orgoglio per avere assicurato all’Azienda un geniale pezzo da novanta. Getta poi un’occhiata ai derelitti degli altri uffici e se ne va scuotendo il capo, mentre l’Ing. Goffredo De Vincenzi-Misirizzi prosegue nel suo pensare, pensare, pensare.

Frittura di scampi stasera ? O magari sauté di vongole ?

Fantastici colleghi con cui andare a pranzo (3)

1 febbraio 2009

Ciao, stiamo andando a pranzo, vieni anche tu ?

No, grazie, ho molto da fare. Mi mangio una merendina dalla macchinetta. Andate pure.

OK.

Al rientro.

Ciao ragazzi.

Ciao…ma dov’è *** ?

E’ andato a mangiare.

Come a mangiare ? Diceva che non ne aveva il tempo…

Ah, questo non lo so. E’ arrivato il Presidente e sono andati insieme alla Cantinetta.

Il Comitato Operativo

7 novembre 2008

Partecipano: Mr. President, Mr. CEO, un ingenuo, comparse.

ANTEFATTO

Mail di Mr. President: “VENERDI’ PROSSIMO PRIMA RIUNIONE DEL COMITATO OPERATIVO. CI TROVIAMO IN SEDE ALLE 10.30.

Mail dell’ingenuo: “Sarebbe possibile conoscere l’ordine del giorno e la durata prevista della riunione, anche approssimativa ? Grazie.

Nessuna risposta.

SVOLGIMENTO

Mr. President: “Buongiorno. Ci troviamo oggi per gettare le basi del Comitato Operativo.” Scarabocchia alcune frasi incomprensibili su una lavagna. “Comincio subito col dirvi che il vostro non è un comitato, e non è neanche operativo.

Ingenuo: “Quali sono allora le responsabilità del Comitato rispetto all’Azienda ?

Mr. President: “Mah, niente. Ognuno di voi è responsabile delle sue cose. Abbiamo notato che ragionate a compartimenti stagni e dovreste parlarvi di più. Passo la parola a Mr. CEO che completerà la spiegazione.

Mr. CEO: “Grazie. Ehm…allora, vi riunirete una volta al mese o con la frequenza che riterrete opportuna e condividerete problemi, strategie e requisiti, cercando ogni volta di uscire con decisioni condivise che presenterete a Mr. President e a me. Perché ricordatevi che voi, in questo momento, siete l’Azienda.

Ingenuo: “Se è necessario condividere le decisioni, allora è necessario stabilire con quale criterio le prendiamo. A maggioranza ? Per eliminazione fisica ?” Le comparse annuiscono.

Mr. President: “No, no, non è questo il punto. Potrei descrivervi cento modi diversi di prendere decisioni, ma non è quello che mi interessa. Chiariamo subito una cosa: questo non è un consiglio di amministrazione. E non è neanche un comitato. Ma voi dovete parlarvi di più.

Le comparse annuiscono con grande convinzione.

Mr. CEO: “Perché ricordatevi che voi, in questo momento, siete l’Azienda.

Fantastici colleghi…(2)

21 aprile 2008

Hey ! Andate a pranzo ?

Sì.

Mi fate un favore ? Mi portate un panino ?

Va bene.

Ne vorrei uno molto leggero…però con un po’ di gusto.

?

Sì, che ne so, magari insalata, pomodoro, cose così…niente funghi, eh ? Assolutamente NIENTE FUNGHI. Capito ?

Non c’è bisogni di urlare, abbiamo capito. Niente funghi.

Ecco. Un po’ di salsa va bene, ma niente cose pesanti. Scaldato sulla piastra ma non al microonde. Tutto ben incartato e mi raccomando la pulizia del locale.

Mi dai il ticket ?

Anticipa tu che poi ci mettiamo d’accordo.

Fantastici colleghi con cui andare (?) a pranzo

18 aprile 2008

Ciao…

Ciao. Hey ! Stai andando a pranzo ?

Ti spiace se andiamo insieme ?

No, figurati. Allora andiamo ?

Aspetta un momento, devo finire di guardare una cosa. Un minuto e ho fatto.

Dieci minuti dopo.

Hai fatto ?

Sì, guarda, praticamente…adesso salvo…invio…

Venti minuti dopo.

Beh, io vado.

Eh, ma come sei rigido, accidenti. Con te quando si dice un’ora è un’ora, vero ? Flessibilità kaputt, no, come si dice…nichts ! Vai, vai che io non ho neanche fame- pronto ? Ingegnere carissimo ! Come sta ? No, non mi disturba affatto, dica.

Un istruttivo aggiornamento di un noto proverbio cinese

18 gennaio 2008

Quando senti il tuo capo arrivare in ufficio, o quando lo senti andare via, corri a salutarlo. Tu non sai perché ma lui sì.

Il pane

8 gennaio 2008

Nella cucina aziendale, luogo di gioiosa aggregazione dove si fa squadra gustando in compagnia un piatto di pasta in piedi parlando di lavoro, si discute del pane. Tutti ne parlano con l’esperienza di più generazioni.

Il pane a Milano che schifo, uh, sembra di mangiare la gomma.

E’ tutto congelato.

E’ colpa dell’acqua.

Lo produce un solo stabilimento per tutta Milano e non sto a raccontarvi come.

Lo fanno col gesso, lo so, me l’ha detto mio cugino che lavora in comune.

Segue una lista -lunga a piacere- di luoghi dove il pane è fenomenale. Il pugliese, il lucchese, il mantovano, ciascuno preceduto da un “Ah !“.

Arriva il capo e spara il carico da undici che mette d’accordo tutti.

Ah, il pane di Poggio a Sfangaio!” (oscuro villaggio della ridente campagna toscana).

Tutti in coro: “Ah! Il pane di Poggio a Sfangaio!“.

Io non capisco perché non c’è un servizio di trasporto del pane da Poggio a Sfangaio a Milano. Due furgoncini, si parte alle cinque del mattino, alle sette s’arriva qui. Ci sarebbero da fare i miliardi, ci sarebbero.

Si registrano adesioni entusiastiche.

Che idea fantastica ! Organizziamo subito un servizio di collegamento !

Il salottino business

13 agosto 2007

La prima classe sull’alta velocita’ e’ un piccolo circolo delle elite, cuore pulsante dell’Italia che lavora e produce, laboratorio di idee imprenditoriali, think-tank del Sistema Paese. Qui, per dire, si apre il laptop prima ancora del giornale.

Lo stile e’ da compassato club inglese, non sono piu’ i tempi delle suonerie a tutto volume, delle urla al cellulare: “Dottore carissimo, come sta ? Quel contrattino da due miliardi, allora, lo firmiamo ?” Non e’ piu’ chic.

Vibracall, understatement, essere invece di apparire.

Si rivedono offerte, si esaminano contratti, si valutano prospect, si delineano strategie.

Quasi tutti si conoscono ma fingono di non vedersi.

Ciao…

Ehila’, ciao ! Non ti avevo notato.” Siedono uno di fronte all’altro.

Tutto bene ?

Tutto a posto, si’.

Che cosa fai ?

Mah, rivedo un’offerta. E tu ?”

Esamino un contratto.” Si volta verso il sedile sul lato opposto del corridoio.

Barbara ? Barbara !

Oh, ciao Armando, non ti avevo notato.

Che fai ?

Valuto i prospect, poi devo delineare le strategie.” taglia corto rituffandosi nel PC.

Sale un gruppo di quattro manager, in fila indiana. Il capo e’ quello senza valigetta, gliela porta il vice. Siedono tutti insieme nel salottino business, in perfetto silenzio. Si saranno notati a vicenda prima di salire ? Il capo apre la riunione, mentre il treno lascia pigramente Milano.

Bene, allora cominciamo con il rivedere le offerte.” Il vice e un altro accendono i rispettivi laptop all’unisono e sempre all’unisono approvano entusiasticamente: “Benissimo !” “Che magnifica idea !“. Il quarto prova a sparigliare: “Non potremmo prima esaminare il contratto ?“.

Gelo.

Biglietti, preeego !

Salvato in corner dal capotreno.

13 febbraio 2007

A volte, con buoni argomenti, si riescono ad ottenere risultati insperati.

Il Giovane Informatico, reduce dai tempi bui di un’Azienda che non lo valorizza e non gli da’ piu’ stimoli, arrivato al grido di “Voglio rimettermi in gioco, sento che qui c’e’ un’atmosfera davvero elettrizzante” e’ impegnato da una settimana con due o tre query di difficolta’ insormontabile. “Qualcuno deve darmi una mano. Ho chiesto giorni fa a <Esperto Aziendale di Database> ma non mi ha ancora mandato nulla.” A nulla valgono i suggerimenti dell’Informatico Experienced, che lo pungola a cercare una soluzione da solo, fosse anche per imparare qualcosa di nuovo e di piu’ sui database, fosse anche per farsi avanti come Esperto Aziendale di Database #2, forse un domani anche #1, chissa’.

No, non ce la faccio. Dovrei studiarmi un documento lungo cosi’, chissa’ quanto ci metto. Posso provarci, mah.

Accade poi che il Presidente, ignaro di questa storia, lo convochi a colloquio per tirare le somme del suo periodo di prova che, insomma, proprio esaltante non e’ stato.

E due ore dopo le query sono li’, pronte, confezionate in scioltezza, in perfetta autonomia.

L’Informatico Experienced annota e riprende a lavorare.

In trasferta

16 luglio 2006

La trasferta è tra le peggiori prove che attendono chi lavora nel terziario avanzato. Lontano dagli affetti familiari per giorni e giorni, spesso inviati presso clienti situati in aree sperdute, da raggiungere a dorso di mulo facendo attenzione ai briganti. Si raggiunge il limite dell’umano durante la cena, solitaria, in albergo. Certo, se si è fortunati l’Azienda non ha il braccio corto, e si conquista un quattro stelle; magari appena rinnovato, lucente di design, legno e metallo, all’ultima moda, immerso in un parco secolare. Ma sempre di cena solitaria si tratta. Può capitarti, per esempio, di trovarti l’unico in giacca e cravatta in mezzo a un tripudio di jeans e T-shirt. Esclusi i camerieri, ovviamente, che in questo strano posto sono soltanto due (giacca verde) a confronto di almeno otto maitre (giacca nera con fregi in oro). Todos caballeros, come si dice. Sarà per darsi un tono, chissà’.
Intorno a te altri disperati che, sfiancati da mille e cene fuori casa, hanno adottato la “dieta da trasferta”: sorbiscono brodi vegetali, addentano bistecchine ai ferri, trangugiano verdure bollite. Capita di incrociare i loro sguardi, i loro muti interrogativi: ma in fondo che facciamo tutti qua ? Dove andiamo ? Da dove veniamo ?
Un gruppo di tecnici croati dell’IBM si aggira per la sala in maglietta, short e infradito. Al tavolo di fianco una coppia, forse colleghi alla prima trasferta insieme. Si studiano a vicenda. Si guardano in silenzio, tristi. Bevono rigorosamente acqua.
Il tuo maitre di riferimento giunge leggiadro al tavolo, appunta l’ordine e sembra seccarsi quando gli chiedi la carta dei vini.
“Avete mezze bottiglie ?” Ti informi con poca convinzione.
“Mezze bottiglie no, signore.”
“E figurarsi…”
“Come dice signore ?”
“Nulla. Allora mi porti una bottiglia di questo…”
“Gavi di Gavi signore ?”
“No, la riga sopra.”
“Boero…Boero Arneis ?”
“Sì, ripieno al rum. Vorrà dire Roero…”
“Come dice signore ?”
“Nulla, nulla.”
Si allontana a confabulare con uno strano tipo che dev’essere il super-maitre. Torna.
“Purtroppo non ce l’abbiamo, signore.”
“Ho capito. Facciamo mezzo di frascati della casa in caraffa.”
“Benissimo signore.”
C’è da stupirsi se poi ti sbagliano il primo, confondendo un risotto ai frutti di mare con uno ai funghi ?